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"Come Scorsese in 'Gangs of New York' anche Malick, con uguale cinismo e profonda disaffezione per il presente, torna sul sogno americano e la conquista del West per avvertirci che tutto si fonda sulla violenza. (...) Non manicheo ma antropologico (un cine Lévi Strauss), Malick, l'occhio perduto nell'infinito di una sontuosa impaginazione, ci tiene a distanza in questa love story più disperata di 'King Kong'. Ma i riferimenti alle tragedie di poi dopo sono precisi, prefazione di ogni guerra: Apocalypse always." (Porro Maurizio, 'Corriere della Sera', 13 gennaio 2006) "Se per voi Pocahontas è l'eroina disegnata di un film della Disney, evitate il nuovo film di Terrence Malick. Se siete appassionati dei nativi americani, e quindi sapete tutto della principessa della tribù dei Powhatan che fu la prima ad impalmare un immigrato - un colono inglese - nel 1607, siete pronti per il nuovo film di Malick? a condizione di non aspettarvi né un western, né una ricostruzione storica con tutti i crismi dell'epica 'made in Hollywood'. Se infine siete fans di Malick, questo misterioso regista 62enne che in oltre trent'anni di carriera è solo al quarto film, siete idealmente già in coda per 'The New World - Il nuovo mondo', ma sappiate che anche un malickiano di ferro come il sottoscritto è uscito dalla proiezione con qualche perplessità. In parte fugata alla seconda visione: a trama già nota il film acquista una compattezza narrativa e stilistica. Ovvero, 'Il nuovo mondo', a prima vista, può risultare incomprensibile, perché gli snodi della trama sono quasi occultati e la regia di Malick si sofferma su dettagli visivi e poetici che alla fine occupano almeno 100 dei 150 minuti di proiezione." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 gennaio 2006)
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