Un romanzo di ossessione
Walter Sparrow è un uomo tranquillo che vive una vita tranquilla, dividendosi fra il suo lavoro di accalappiacani ed una famiglia che lo ama. Ma il giorno del suo compleanno qualcosa cambia: la moglie Agatha gli regala un libro intitolato 'The number 23”, e Walter, leggendolo, si rende presto conto che ogni particolare all'interno del romanzo rispecchia misteriosamente la sua vita. Inoltre il protagonista della storia, un detective di nome Fingerling, è ossessionato dal numero 23, che pare nascondersi in molti eventi e in molte mitologie della storia umana; lo stesso Walter eredita questa ossessione, mettendo a serio rischio la propria sanità mentale…
Il numero 23: qualche spunto per il vostro divertimento
Number 23 parte da un concetto ovviamente forzato e pretestuoso, ma che potrebbe divertire millenaristi, teorici del complotto ed appassionati di numerologia (oltre a chi ha pianificato le strategie di marketing del film); ecco qualche esempio della presunta 'proliferazione” del numero 23 nella vita dell'uomo:
- ogni genitore contribuisce al DNA del figlio con 23 cromosomi;
- negli esseri umani, il ventitreesimo cromosoma determina il sesso dell'individuo
- sono necessari 23 secondi perché il sangue circoli in tutto il corpo;
- l'alfabeto latino comprende 23 lettere;
- i calendari degli antichi egizi e dei sumeri cominciavano il 23 luglio;
- per i Maya, la fine del mondo sarebbe avvenuta il 23 dicembre 2012 (20+1+2=23);
- Giulio Cesare è stato assassinato con 23 coltellate;
- William Shakespeare è nato il 23 aprile 1564, ed è morto il 23 aprile 1616;
- i cavalieri templari avevano 23 gran maestri;
- fra cinema e televisione, Number 23 è il ventitreesimo film di Joel Schumacher (!);
…e così via. Con un po' di impegno potreste trovare altri esempi, ma sono convinto che se provaste lo stesso gioco con il 42, il 16 o il 137, il risultato non cambierebbe…
Un macchinoso intreccio
Basandosi sull'idea che gran parte della nostra vita e della nostra storia siano collegate al numero 23, lo sceneggiatore esordiente Fernley Phillips costruisce un intricato mistery a tinte molto cupe, che alterna il narrato del film con quello del romanzo fittizio: ovviamente in entrambi i piani del racconto il protagonista è Jim Carrey, bravo e misurato nonostante i rischi di un'interpretazione di questo genere. Comunque, a dispetto delle sue forzature e di qualche ingenuità (come la voce fuori campo che dipana la storia), Number 23 riesce a coinvolgere in un clima disturbante, paranoico, e con una certa furbizia stimola la naturale curiosità dello spettatore, talmente ansioso di risolvere l'enigma da dimenticarsi la macchinosità dell'intreccio. Difficile, però, sorvolare su una conclusione in cui la storia si sgonfia e perde tensione, come spesso accade quando si vuole spiegare tutto senza conservare un alone di mistero: un finale troppo pedante e didascalico, che ha il solo pregio di lasciare una seppur labile ombra di dubbio.
Schumacher, dal canto suo, dirige con scarsa personalità e sembra divertirsi di più nelle sequenze tratte dal romanzo, in cui può sfogare uno stile visivo fatto di colori distorti e atmosfere opprimenti.
DVD
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"E' uso dire che le storie migliori sono quelle il cui protagonista agisce in preda a un'ossessione. Meglio non esagerare, però: in 'Number 23' l'ossessione è così bizzarra e invasiva che finisce per esaurire tutto nella premessa, lasciando poco spazio al film. Vien da pensare che l'insolita contaminazione di genere debba qualcosa alla presenza di Jim Carrey, star per eccellenza del pubblico allargato. Però il mix è pasticciato, l'atmosfera lugubre e l'iconografia, lurida e degradata, non somiglia affatto a quella dei film per le famiglie." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 aprile 2007) "Joel Schumacher, che in mezzo al nero ci sguazza, ce l'ha messa tutta per aggrovigliare sempre di più un intrigo che già di per sé, sulla carta, era abbastanza aggrovigliato e, data la complicità di Jim Carrey, ancora una volta, come evoluzioni psicologiche e, attorno, come climi, ha puntato proprio sulle ossessioni. In qualche passaggio forzando un po' la mano perché quel ricorrere continuo del numero 23 con tutte le sue possibili combinazioni finisce per diventare quasi artificioso dato che lo si incontra sia in camere d'albergo e di... manicomio, sia verificando le date della bomba di Hiroshima, il 15 agosto 1945 (e cioè 15/8)e i 23 secondi impiegati dal sangue a percorrere il corpo umano, il meccanismo del thriller, comunque, non ne è con questo ostacolato perché le cifre cui si affida, con le loro tensioni e la loro voluta oscurità, riescono a suscitare nello spettatore tutta l'ansia che gli si intendeva suggerire. Nonostante poi, nel finale ultimo, tutto si sciolga in modo piuttosto facile. Tuttavia, grazie a Jim Carrey che mostra di saper star sempre al gioco, l'incubo dilaga e le sue capacità di esprimere e dominare l'ossessione confermano ancora una volta le sue doti. Anche se (ci avrà pensato) rischia in qualche momento di imitare Jack Nicholson in 'Shining'". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 26 aprile 2007) "La prima parte del film è insulsa, ma interessante; il resto è confuso, fumoso. Persino il finale risulta incerto, o almeno discutibile; certo, non lieto, per nulla consolante. La identificazione dei due personaggi interpretati da Carrey è naturalmente ovvia, ma lo smarrimento che domina tutti e due non aiuta a renderli gradevoli. Carrey resta tuttavia molto bravo e a tratti commovente, come la sua moglie-compagna Virginia Madsen: l'unico davvero insalvabile è il regista Joel Schumacher." (Lietta Tornabuoni,'La Stampa', 27 aprile 2007) "Tra nevrosi, scienza, superstizione, magia, logica (poca), il thriller-horror numerologico (che si presta a feroci aggiunte: 23 sbadigli, 23 finali...) di Schumacher, che non è proprio un raffinato illuminista, va dove lo porta un cuore morboso e sadico, per finire in buonismo familiare. La prima parte interessa e stupisce, chissà dove andrà a parare: è chiaro che la storia non riesce a chiudersi con onore e da Carrey ci aspettiamo sempre una spiritosata sul 23, che potrebbe almeno giocare al lotto come avrebbe fatto De Filippo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 aprile 2007) "'Number 23', di Joel Schumacher è uscito nelle sale italiane il 23 aprile. Un dettaglio, ma la sua scansione ossessiva è un esercizio che richiede una perfetta osservanza del gioco messo in atto dallo sceneggiatore Farnley Phillips. Un gioco angosciante, un esercizio su una corda sola, realizzato con disinvolto mestiere dall'abile Schumacher. (...) Omicidi, allucinazioni, in un crescendo schizofrenico conducono ad un finale poco convincente. Tuttavia il giochetto funziona e si imprime nella memoria." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 27 aprile 2007) "Dall'acchiappanimali di 'Ace Ventura' all'accalappiacani di 'Number 23'. Nel percorso artistico di Jim Carrey le analogie si fermano qua perché, anzi, scandiscono la trasformazione totale del grande attore americano da straordinario comico capace di infinite trasfigurazioni mimico-gestuali per cui è stato definito l'erede di Jerry Lewis, a intenso interprete drammatico. Da 'The Truman Show' a 'Man on the Moon', da 'Batman Forever' a 'Lemony Snicket' e 'Se mi lasci ti cancello', Carrey ha inanellato grandi performance scegliendo storie d'autore e personaggi complessi e ora si è misurato con un thriller psicologico-claustrofobico dalle venature noir, horror, gotiche e mystery. Ed è di nuovo alle prese con un'ossessione dopo quelle degli indovinelli e dei giochi di parole (...) Il versatile Schumacher raffredda e comprime la forza metaletteraria del racconto di King, che sul tema dell'interazione tra realtà e finzione, del conflitto tra fantasia e quotidiano, della figura narrativa come alter ego violento e malvagio, ha ispirato film-culto come 'Shining', 'Misery non deve morire', 'La metà oscura', anche se 'Number 23' richiama più il recente, interessante 'Vero come la finzione'. Alle prese con i labirinti mentali di Sparrow, Carrey si esibisce in pregevoli sfumature psicologiche." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 28 aprile 2007) "'Sciumacherata': azione cinematografica tra il bislacco e il cattivo gusto. Dal 'Batman' con i capezzoli di fuori all'ultimo 'Fantasma dell'opera', al De Niro amicone del travestito Philip Seymour Hoffman in 'Flawless'. Il termine lo deriviamo dal regista Joel Schumacher, simpaticissimo ex costumista per Woody Allen, ex hippie, scopritore di talenti (Kiefer Sutherland, brat pack anni '80, Colin Farell), a volte notevole ('Un giorno d'ordinaria follia', 'Tigerland'), a volte autore di 'sciumacherate'. E' il caso di 'Number 23', improbabile thriller dove l'accalappiacani padre di famiglia Jim Carrey diventa ossessionato dal numero del titolo leggendo un libro che sembra raccontare la sua vita. (...) Tutto sbagliato. Carrey non credibile in chiave sexy, paterna (sembra il fratello del figlio) e violenta (come Jimmy Stewart o Lemmon, non credi che sia cattivo). Nei flashback ventenne al college, il protagonista è sempre Carrey (45 anni) ma con i capelli a caschetto. 'Sciumacherata' doc." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 aprile 2007)
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