Tutti gli abitanti di Accendura, un paesino aspro e sassoso della Lucania, dove sovente la magia e la superstizione si confondono ancora con la religione, sono profondamente sconvolti dalle crudeli uccisioni di tre bambini. Un giornalista in vacanza segue le indagini dei carabinieri, specie quando questi appuntano le loro indagini su una donna corrotta, venuta dalla città per disintossicarsi della droga, che vive in una lussuosa dimora stranamente in contrasto con le misere case del paese. La donna però risulta estranea ai delitti. Anche una povera demente, che ha ambigui rapporti con una specie di indovino-stregone che vive solo sulla montagna ed è considerata da tutti una "maciara", cioè una strega, proprio confessando di aver fatto un sortilegio ai ragazzi perché colpevoli, secondo lei, di aver violato la tomba di una creatura, dimostra di essere innocente. Tuttavia, rimessa in libertà viene massacrata dagli inferociti genitori delle vittime. Intanto viene ucciso un quarto bambino. Il giornalista comincia a nutrire dei sospetti sul giovane prete che, nonostante le apparenze, è un essere anormale per tare ereditarie e affetto da aberrazioni religiose - infatti, viene spiegato che uccide per salvare l'anima degli innocenti preservandoli da precoci esperienze sessuali - e dopo aver ritrovato un giocattolo - un paperino appunto - che una piccola sordomuta, nipote del crudele omicida aveva straziato come aveva visto fare ai corpi delle vittime, giunge appena in tempo per evitare un ulteriore delitto. Nella lotta che segue, trovandosi sulla vetta di un monte, l'assassino precipita nell'abisso.