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Il figliol prodigo
Stefano Nardini (Valerio Mastandrea) è un chitarrista rock che ha avuto i suoi quindici minuti di warholiana celebrità nella scena indie, qualche copertina di riviste musicali e alcuni importanti concerti alle spalle. Ma a trentasette anni, quando vede il cantante del suo gruppo lanciarsi dal palco durante un concerto con l'intenzione di atterrare sul pubblico, salvo poi schiantarsi al suolo, in preda a una crisi esistenziale decide di tornare a casa dalla famiglia, per riflettere e cercare un po' tranquillità.
Qui, però, le cose non vanno come si aspetta. Il padre (Teco Celio) è reduce da un infarto, il fratello (Giuseppe Battiston) si sta separando e ha ipotecato tutti i beni di famiglia, la madre (Gisella Burinato) frequenta delle lezioni per trovare la pace interiore e la sorella (Anita Caprioli) ha lasciato l'università per curare i delfini.
Stefano si ritrova nella situazione opposta a quella che sperava di trovare: sarà lui a tentare di risolvere i problemi della famiglia, caricandosi di tutte quelle responsabilità che per buona parte della sua vita non aveva né avuto né cercato. A chiudere il cerchio arrivano anche nuove rivelazioni sulla sua famiglia di cui, forse, avrebbe fatto volentieri a meno...
Rock all'italiana
Ci sono diversi modi per narrare le vicende di una famiglia borghese come ce ne sono tante in Italia; Zanasi ne scegli uno che fa di questa pellicola un bel film, divertente, leggero, mai banale.
I Nardini diventano uno spaccato – magari esagerato, ma di fondo verosimile – di una parte della società italiana, una fotografia dai toni chiaroscuri che riproduce situazioni, difficoltà, bugie, fallimenti e vittorie dei soggetti immortalati.
Mastandrea, bravissimo nell'interpretare il suo personaggio tra il comico e l'amaro, incarna un adulto che non vuole crescere, o meglio che vuole diventare grande secondo i suoi ideali, senza preoccuparsi troppo di quello che pensano gli altri. Si ritroverà, però, a doversi adattare alle convenzioni sociali per risollevare le sorti della famiglia, e a recuperare il tempo precedentemente trascorso a fare la rockstar. Tutto il resto gira intorno a lui, al ritmo della sua musica, anche se si tratta di un rock all'italiana, mai del tutto ribelle e trasgressivo come dovrebbe essere nelle corde del vero rock.
L'ironia che riesce a sprigionare Non pensarci - grazie all'ottima sceneggiatura e a una regia altrettanto buona - è percepibile lungo tutta la durata del film, che riesce a non perdersi in proclami retorici sulla situazione della famiglia Nardini e dell'Italia in generale, ma che si limita a narrare e far sorridere.
Un bel riff
Una commedia dal retrogusto un po' british, impreziosita da una punta di sarcasmo e da una colonna sonora ispirata, in tutti i frangenti. Come un bel riff di chitarra, questo film colpisce lo spettatore senza eccesso di virtuosismi; più simile a una onesta schitarrata stile Bruce Springsteen vecchia maniera che a un solo magicamente creato dalla mano di Mark Knopfler.
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"'Non pensarci' di Gianni Zanasi, e una divertente commedia dai toni generazionali sotto la cui scorza leggera si cela un ritratto impietoso del nostro Paese. Ad interpretarlo c'e Valerio Mastandrea (secondo Marco Muller 'il Jerry Lewis italiano') in un ruolo a tutto campo che gli consente di esprimere al meglio le sue peculiari capacita attoriali modulate sempre a cavallo tra comicita e malinconia. In 'Non pensarci', l'attore romano interpreta Stefano Cardini che a trentasei anni suona la chitarra elettrica e ha alle spalle un passato di piccola star del punk rock indipendente." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 31 agosto 2007) "C'e il tono surreale della provincia e i suoi riti, l'instabile del contemporaneo che in apparenza manco li scalfisce, e quel tono trasversale, di distanza partecipe che li restituisce capovolti. La sorpresa diventa la cosa più riconoscibile, il luna park, i vomiti, le sbronze, i cani trovatelli e quelli costosi, i tentati suicidi che finiscono con zampe canine rotte e quelli veri. Gli incontri inaspettati con chi pensi di conoscere da sempre. Che ti cambiano e sono sostanza di vita e ispirazione, basta guardarsi un po' meglio intorno... Il cinema di Zanasi si sposta per movimenti impercettibili, ha la vitalita dell'imperfezione e del sentimento. Con la dote rara di catturare l'istante in esperienze (immagini) riconoscibili. Per renderle però ogni volta inattese." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 1 settembre 2007) "Una commedia ben scritta e ben equilibrata, con un cast di attori in stato di grazia e una storia originale, stracolma di idee e di invenzioni, capace di raccontare destini, problemi, amori di un'Italia di provincia che aspetta solo di essere mostrata. (...) Film indipendente che ci fa riscoprire un Zanasi rinato, fresco, pungente, attento alla realta, capace di far girare i suoi attori sulla giostra di dialoghi e situazioni spesso commoventi, certo bizzarre, sempre vere." (Dario Zonta, 'L'Unita', 1 settembre 2007) "Ecco 'Non pensarci' di Gianni Zanasi, positivo rientro dopo che avevamo perso di vista il regista di 'Nella mischia' (1994), il suo film migliore, dopo i discendenti 'A domani' (1999) e 'Fuori di me' (2000). Un film punk? Non scherziamo. Una commedia all'italiana superclassica di discreto livello dove la famiglia rimane l'istituzione cardine e dove si bisticcia, si litiga, si incontrano personaggi eccentrici della cittadina di provincia (Dino Abbrescia sempre una sicurezza, Paolo Briguglia eccellente) ma poi finisce tutto a tarallucci e vino nonostante rivelazioni di vere paternita e suicidi spettacolari. Il difetto? Poco rock e 'comodo ma come dire poca soddisfazione' come cantava l'ex punk convertito Giovanni Lindo Ferretti. Il pregio? Ottimi attori e personaggi a cui vuoi bene. Mario Monicelli in brodo di giuggiole e ovazione del pubblico al Lido come spesso capita alle pellicole leggere che tirano su il morale al cinefilo gia in overdose da cinema d'autore. Il tutto con l'aggiunta di concertone evento con Zanasi al basso, Mastandrea alla batteria e Abbrescia alla chitarra. Non pensarci, in conclusione: non pensate ai Sex Pistols (citati) ma semmai alla tenera arguzia del mai dimenticato e sempre memorabile Ivan Graziani (in colonna sonora)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 settembre 2007) "'Non pensarci' racconta la pausa esistenziale a cui si obbliga Stefano (Valerio Mastandrea), chitarrista punk rock non proprio giovanissimo, 'tradito' dal pubblico ma soprattutto dalla fidanzata. (...) Quello che poteva essere un ritratto nemmeno tanto originale dei mali della provincia diventa il quadro variegato e divertente di un Paese dove i luoghi comuni della 'finzione all'italiana' sono aggirati, evitati o ribaltati (vedi il più giovane deputato d' Italia interpretato da Paolo Briguglia) mentre Zanasi usa gli stereotipi degli adulti che non vogliono crescere e che confondono i sogni con la realta (o le battute da bar per discorsi seri) con una leggerezza e una ironia che conquistano." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2007) "'Non pensarci' e di quel Gianni Zanasi gia apprezzato a Cannes e Venezia e che ora alleggerendo i toni riscuote applausi anche dal pubblico delle Giornate degli Autori. Lo fa raccontando il ritorno al passato, tra nostalgia e nevrosi familiari, nella provincia italiana (Rimini), di Stefano, uno che, per dirla alla Ruggeri, e stato Punk prima di te. Uno a cui non serve la gelatina o un barbiere ubriaco per essere un ribelle, schifato dagli anni '80, dagli squallori piccolo borghesi, dai servi. Uno che non ha paura, per dirla con Guccini, di 'invecchiare senza maturita' ma che si scopre persino più responsabile dei suoi fragili e borghesi parenti. Ne viene fuori una storia tenera, divertente, malin-comica: un racconto lieve sulla pesantezza del vivere, in cui si ride sempre con un po' di magone. Un film in cui la musica e centro (si passa dal rock underground alla musica classica) e contorno e in cui il regista e il direttore di una piccola orchestra d'attori bravissimi e con una gran chimica. Stefano e un diverso, "disadattato" solo perche non si fa inquadrare negli schemi di una societa arida, in cui tutto e mercificato. Definito "tossico" solo perche non sa essere ipocrita. Un bell'esempio di cinema popolare e sofisticato, divertente e profondo senza essere pretenzioso e spocchioso. Il derby tra gli italiani delle Giornate degli autori e del Concorso ora e sull'uno a zero." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 2 settembre 2007)
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