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"Dalla nouvelle vague danese, esperta nei grovigli di vipere annidati in famiglia, il film di Susanne Bier fa da semaforo tra comico e tragico, muovendo maree ed ondine del destino. (...) Si passa per violente emozioni: l' importante è affermare la priorità degli affetti e l'armistizio dei sentimenti. Anche se lo stile brutale e tenero del film resta non sintonizzato e alcuni personaggi sgusciano via senza salutare, il drammone a porte chiuse si segue con curiosità grazie a una compagnia di attori psicosomaticamente accesi, fra cui la star nordica Ulrich Thomsen. Stile mezzo dogmatico, voglia di melò frenata, ammirazione per i sentimenti fuori riga, nevrosi multi familiare." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 marzo 2005)
"Duro, diretto, sgradevole fino alla crudeltà. Dogma o non Dogma, da quando è tornato a mietere premi nei festival, questa sembra la prima qualità del cinema danese. Da 'Festen' a 'L'eredità', nessuno oggi spinge la lama più a fondo di Lars Von Trier e dei suoi connazionali. Ma senza pathos, senza slanci mélo, senza chiedere o elargire clemenza se perfino una donna, Suzanna Bier, può affondare il bisturi nei nodi di una famiglia come tante. (...) Qualche passaggio è brusco, qualche psicologia appare eccessivamente (strumentalmente?) rigida. Ma l'insieme emana fermezza, sgomento, pietas e dolore autentico." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 marzo 2005)
"Il film della regista danese Susanne Blier è commovente, semplice, con attori magnifici (Connie Nielsen e Ulrich Thompson, il biondo di 'Festen'), come buona parte del cinema scandinavo sa esaltare laicamente i valori familiari ed etici, il peso dei sensi di colpa e la capacità di comprensione e perdono." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 25 marzo 2005)
"Davvero notevole per robustezza e intensità, 'Non desiderare la donna d'altri' è da consigliare senza riserve come antidoto contro i vezzi del cinema d'autore. Prodotto dalla Zentropa di Lars Von Trier, questo film danese che ritorna ai temi dei roventi traumi familiari riesce a raccontare senza scarti inutili, a motivare gli ottimi attori che recitano in presa diretta, a concentrarsi su ambienti e situazioni credibili, a tenere una buona suspense stilistica, a farci percepire, insomma, tutta la brutalità e la tenerezza che possono sprigionarsi dalla fatica di vivere. (...) Susanne Bier si dimostra regista di nerbo superiore, sia per come indaga sui dettagli minimalisti degli incontri e degli scontri sia per come elabora le corrispondenze (anche segrete) fra i sentimenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 aprile 2005)
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