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Domani è un altro giorno
Un dolore, lacerante, feroce, irrompe nella vita di Audrey Burke. Il marito Brian muore, ucciso senza motivo. Resta la pioggia, rimangono le lacrime, restano due bambini senza padre, rimane Jerry, l'amico di sempre di Brian, un avvocato caduto nella droga che ha perso tutto tranne lo stesso Brian, che ancora lo cerca e si ricorda del suo compleanno. La morte è dura con chi resta. Audrey, che non ha mai capito l'amicizia che univa i due uomini, scopre di avere bisogno di Jerry, l'unica persona oltre a lei ad avere conosciuto davvero Brian. E' un inizio, perché la vita non finisce, nemmeno con la morte...
La regista che venne dal freddo
Noi due sconosciuti è il primo film americano dell'autrice danese Susanne Bier. Acclamata in Europa e oltreoceano per Dopo il matrimonio e Non desiderare la donna d'altri, la regista ammette il suo timore nel ricercare una sceneggiatura per il suo debutto americano. Il racconto di Allan Loeb ha attratto la sua attenzione in quanto, afferma la Bier : 'sono sempre stata interessata a capire come ci si comporta in situazioni estreme, perché, dopo tutto, è qualcosa che potrebbe accadere a chiunque. Non intendevo fare un film con un messaggio, non è il mio genere. Ma amo le storie con un contenuto, e che - nella loro semplicità - ti restano addosso e ti danno l'occasione di riflettere”.
Accetta quello che c'è di buono
Noi due sconosciuti è un film che racconta un incontro in un dolore, mostrato nella sua interezza, senza risparmio. La macchina da presa di Susanne Bier si sofferma sui primissimi piani dei suoi protagonisti, inquadra dettagli, occhi, pupille cariche di lacrime che diventano gocce di pioggia. Esplora i personaggi con dovizia, senza tralasciare nulla, ma non c'è niente di chirurgico nel suo approccio registico, nulla di feticista, c'è solo l'attenzione assoluta all'umanità, alla sofferenza che permea ogni cellula del corpo. Audrey e Jerry sono due esseri umani che cercano una via d'uscita, dal dolore e dalla droga. Si avvicinano, si cercano, hanno bisogno l'uno dell'altro, ma non nasce l'amore, o meglio nasce, ma non si consuma, perché non è tempo, perché l'amore che scaturisce è un sentimento globale che comprende la vita nella sua interezza, la vita di chi resta, di chi non c'è più e di chi ricomincia. L'amore è accettare quello che c'è di buono. Bellissimo il film di Susanne Bier, bellissimo perché coerente, vero, viscerale e corporeo nei movimenti di macchina continui e nelle inquadrature sui dettagli. Lo spazio in cui si muovono i personaggi è circoscritto, tutto o quasi si svolge nella casa di Audrey perché è lì che viene elaborato il lutto, è lì che si cerca di dormire nel letto matrimoniale pur essendo sole, è lì che si tenta di uscire dalla tossicodipendenza in una crisi di astinenza veritieria e terribile. Brava la Bier che narra in modo asciutto e senza sbavature la catarsi intrecciata di Audrey e Jerry. Brava Halle Berry che con intensità dà corpo al percorso emotivo di Audrey, senza renderla patetica. Gigantesco Benicio Del Toro che nella drammaticità della dipendenza dalla droga mette in scena un personaggio sfaccettato e puro. Noi due sconosciuti è il racconto di una rinascita ed è un'opportunità per capire ciò che c'è di buono nella nostra esistenza e in quella degli altri, anche quando sembra non ci sia nulla.
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