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"Nirvana di Gabriele Salvatores è un film che deluderà diversi critici e spettatori e altri ne manderà contenti. Ci sono, da segnare al suo attivo, la ricerca di un cinema fantastiche che si è sempre stato ostile e lo sforzo produttivo di affrontarlo; un intelligente uso degli spazi scenografici e, in particolare, dei colori (davanti a certi quadri dell'ultimo capitolo, quando Jimi - il protagonista - si avvicina alla meta, si pensa a Mondrian e a Casorai); movimenti di macchina calcolatissimi, tali da far sbiadire la scaltrezza dei cineasti hollywoodiani. Ma ci sono, da porre al passivo, uno scarto fra volontarismo e ispirazione artistica, un'evidente resistenza del "genere" all'autore che si manifesta nell'organizzazione stessa dei materiali narrativi". (Avvenire, Francesco Bolzoni, 24/1/97)
"Nirvana è un film spettacolare e di presa immediata, coinvolgente,un esempio di fantascienza sociologica, molto ciber, che rielabora con originalità suggestioni mutuate da autori della letteratura e della saggistica cibernetiche, come Philip K. Dick, Norman Spinrad, Norbert Wiener. Ma ci sono dentro anche la psichedelia di William Borroughs e Timothy Leary, i profeti "acidi" passati direttamente dall'Lsd a Internet, rapiti dalle "finestre" che la realtà virtuale potrebbe aprire sulle coscienze". (La Gazzetta del Mezzogiorno, Oscar Iarussi, 24/1/97)
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