Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"Storia della diseducazione metropolitana d'un ragazzo contadino bello, film molto intelligente, appassionante, ben fatto: e ben recitato non soltanto da attori stimati come Philippe Noiret, Hélène Vincent, Emmanuelle Béart, ma anche dal debuttante protagonista Manuel Blanc. Il ragazzo lascia la sua casa nei Pirenei, arriva a Parigi per fare l'attore ma soprattutto per sottrarsi alla brutalità e alla solitudine del luogo e della famiglia; alla fine anticipa il servizio militare scegliendo il corpo dei paracadutisti 'per imparare a saltare nel vuoto', deciso a tornare poi a Parigi, 'ma la prossima volta sarà diverso'." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 maggio 1992)
"Sembra una cronaca fitta di argomenti sgradevoli, e difatti non ne manca nessuno, ma André Téchiné, uno dei registi più fini del cinema francese (si ricordi almeno 'Rendez-vous', con Juliette Binoche e Lambert Wilson), è riuscito a rappresentarla perfino con tatto, dicendo tutto ma dicendolo sempre con modi delicati, anche nei passaggi più aspri. (…) Da lodare anche tutti gli interpreti: intanto l'esordiente Manuel Blanc che ci dà del protagonista un ritratto ora duro ora patetico, sempre all'insegna, anche nelle sconfitte, di una risentita rivolta, Emmanuelle Béart, lontanissima dalla Belle Noiseuse, ma egualmente coinvolgente nel disegno della passeggiatrice, Philippe Noiret, un omosessuale riflessivo e mai caratterizzato che riesce a non scivolare troppo nel fango che lo circonda. Una delle cifre del film: l'errore espresso con voluto distacco." ('Il Tempo', 14 Giugno 1992)
"André Techiné, regista francese della generazione di mezzo, pressoché sconosciuto in Italia ('Rendezvous', premio per la miglior regia a Cannes '85, è stata l'unica pellicola ad essere distribuita nelle sale) firma uno dei suoi film più personali. Grande estimatore del melodramma e, dunque d'ogni possibile sfumatura del sentimento, Techiné mette in scena un apologo a forti connotazioni morali, letterarie (la lunga tradizione naturalista da Balzac a Maupassant) e sessuali, con una tecnica cinematografica che ricorda (e non poco) i 'Kammerspiel' cari a Fassbinder. (…)
'Niente baci sulla bocca' parla agli spiriti liberi, sparla delle convenzioni, seduce e pietrifica gli sguardi, si rende sgradevole, agghiacciante, dolce insolente come le ambizioni sbagliate d'un romanzo d'altri tempi. E invece - suggerisce Techiné - non sono altro che tempi nostri, tempi che ci appartengono." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 21 giugno 1992)
Copyright © Cinematografo 2006.