Vicini molesti
Vittorio, assicuratore truffaldino, si è appena trasferito con la moglie Marina a Villa Serena, un pacifico e sorvegliatissimo complesso di villette con giardino. Nonostante le critiche di alcuni amici un po' grotteschi e di una madre nevrotica (quella di Marina), i due coniugi sono soddisfatti della scelta, ma cominciano a nutrire sospetti sui vicini che risiedono nella villa accanto: coppia rumorosa ed ambigua, attorno a loro circolano voci malevole, per lo più diffuse dal portiere. In seguito ad alcune incomprensioni, Marina e Vittorio entreranno in contrasto con loro, accusandoli di essere i colpevoli di un furto subito durante le vacanze e provocando così una piccola guerra fra vicini…
Una malriuscita commedia grottesca
Il musicista Federico Zampaglione esordisce alla regia ispirandosi ai modelli della commedia all'italiana: il campionario di vizi, abitudini e nevrosi dell'italiano medio richiama proprio a quel filone, così come la volontà di ridicolizzare tali aspetti e di offrire uno spaccato della società odierna, con la paura per il 'diverso” e la diffidenza nei confronti dello straniero. La vicenda è in effetti molto attuale (quanti sono i casi di cronaca, anche gravi, che coinvolgono i dissapori fra vicini?), e per sottolineare maggiormente il suo intento satirico viene condita con una galleria di personaggi grotteschi dotati ognuno di una propria ossessione, ognuno a suo modo sgradevole. Ma questa propensione all'eccesso non è sufficiente a fare del film una vera commedia di costume: pietrificata nelle sue debolissime aspirazioni metaforiche come i personaggi nelle loro nevrosi, la storia si risolve in una bolla di sapone, non è mai cattiva, né graffiante, né coraggiosa, e nel suo elogio alla 'controtendenza” risulta essere, al contrario, fastidiosamente retorica e moralista. Inspiegabili e fuori luogo, inoltre, alcune citazioni dal cinema horror e da quello di Sergio Leone, dovute probabilmente all'ingenuità del regista debuttante.
Al termine della proiezione stampa, il regista Federico Zampaglione e la protagonista Claudia Gerini hanno risposto ad alcune domande.
Come è nata l'idea di fare un film, per te che sei un musicista?
Zampaglione: Io sono un appassionato di cinema. Amo sin da bambino i film gialli e noir, quelli di Mario Bava e Dario Argento ed ho cercato in alcuni momenti di sfruttare questa mia passione realizzando i videoclip, che cercavo di costruire come piccole storie: quello con gli omini dei cartelli, quello di Diabolik con Claudia… alcuni li ho anche girati, quindi diciamo che in questi anni ho avuto contatti con attori e tecnici. Covavo da tempo questa idea di fare un film e ne parlai a Claudia raccontandole l'idea in generale, che è ispirata a fatti realmente accaduti e lei mi spronò ad andare avanti. Ad un certo punto ho incontrato a Capri Rudolph Gentile (produttore e cosceneggiatore del film, N.d.R.), ed ho scoperto che si era dedicato alla distribuzione dei film lanciando in Italia Donnie Darko, che a me era piaciuto molto: così gli ho spiegato la mia idea e il mio desiderio di andare al di là del mio lavoro abituale, mettendomi in gioco e rischiando anche un po'. La sceneggiatura, che abbiamo scritto insieme, ci ha impegnati per quasi un anno, perché volevamo che il film sin dal copione avesse una struttura solida, anche per aiutare me, per darmi un riferimento che mi guidasse all'esordio. La Moviemax ci ha messo a disposizione degli ottimi mezzi, che noi abbiamo cercato di valorizzare al meglio.
In che senso la storia è ispirata a fatti realmente accaduti?
Zampaglione: Mi sono ispirato a persone reali, che usano gli stessi espedienti truffaldini del protagonista. Ma al di là di questo, è una metafora del cattivo vicinato, del contrasto che nasce fra due culture diverse: ci sembrava un tema interessante da trattare in un momento come questo, in cui c'è una profonda spaccatura fomentata dall'informazione, e volevamo lanciare un messaggio positivo con un epilogo sereno. Nei fatti di cronaca, invece, la conclusione è spesso tragica, come dimostra ad esempio quella vicenda appena accaduta proprio qui a Milano, in cui c'è stato un omicidio fra vicini.
Perché una commedia?
Zampaglione: Fra i miei gusti cinematografici rientra sicuramente la commedia italiana degli anni '70, perché riusciva a far sorridere e a divertire andando anche in profondità, mettendo in evidenza tutta una serie di aspetti drammatici e dicendo cose serie. Dal punto di vista registico mi sono ispirato a quel genere, come pure al noir e in alcuni momenti all'horror, e c'è persino una citazione dichiarata da Sergio Leone. Nonostante i toni malinconici e romantici della mia esperienza musicale con i Tiromancino, ho voluto inserire nel film un lato beffardo e autoironico, con personaggi così grotteschi da apparire ridicoli: il portiere, ad esempio, è stato concepito con un intento metaforico e rappresenta l'atteggiamento ambiguo dell'informazione nei confronti di situazioni delicate.
In colonna sonora c'è un pezzo cantato da te: quello che si sente in sottofondo durante lo striptease…
Gerini: Si, è una canzone nata proprio per quel momento, su misura per il film. Avevamo in mente uno striptease coniugale, casalingo, con un'atmosfera morbida e latina, piuttosto che aggressiva e ritmata: volevamo dargli un accento ironico e serviva una canzone, così è nata questa melodia. L'ho scritta in spagnolo ispirandomi alle poesie di Neruda, poi l'ho interpretata; per me è un onore comparire in un disco così importante come quello dei Tiromancino…
Hai altri progetti in veste di cantante?
Gerini: Beh, io flirto con la musica ormai da un po' di tempo e, già da bambina, prima ancora di pensare a fare l'attrice, sognavo di diventare una showgirl, una cantante. Ora sono ben lontana da quell'aspirazione, però fra 'Iris Blond” ed alcune esperienze televisive come 'L'ottavo nano” ho avuto occasione di cantare: appena vedo un microfono non resisto e canto, qualunque cosa mi venga da cantare, per la gioia o forse la pazienza di tutti. Ad ogni modo mi è piaciuta questa collaborazione con Federico, ma al momento non c'è un progetto vero e proprio, e se dovessi dedicarmi ancora al mio lato musicale, lo fare senza commercializzare.
Come si è evoluto il progetto fra voi?
Gerini: A dire il vero non c'è stata una grande 'progettualità”. Tutto è nato naturalmente: Federico voleva debuttare con un lungometraggio, io l'ho incoraggiato, ed è venuto naturale che il ruolo della protagonista femminile venisse dato a me. Però non ci siamo seduti attorno a un tavolo assegnandoci i ruoli, ogni cosa è venuta con passione e naturalezza.
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"Rockstar alla regia: Bob Dylan, David Byrne, Nick Cave, Adriano Celentano, Luciano Ligabue. Fra poco arriva pure Marilyn Manson. E' appena sbarcato invece Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino che ha cominciato a dirigere i videoclip del suo gruppo per poi approdare al lungo con 'Nero bifamiliare', un grottesco alla spagnola dove il vicino italiano va vicino all'esaurimento per colpa del vicino rumeno. Colori caldi e accesi alla 'Comunidad' di De la Iglesia (thriller condominiale pure quello) avvolgono la discesa all'inferno di Vittorio (Luca Lionello), ossessionato dall'ambiguo dirimpettaio Slatko e signora. (...) Film scombiccherato, discontinuo, imprevedibile ma anche molto simpatico. Gerini e Lionello bella coppia. Già lunatico in 'Sangue', Lionello qui raggiunge dei picchi di geniale nevrosi espressiva. Attore di classe. Esordio senza botto ma piacevole." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 febbraio 2007) "Federico Zampaglione, un esordiente che si aggiunge a una già lunga schiera. Per fortuna c'è sempre tempo per ripensarci. Almeno a giudicare da 'Nero bifamiliare', commedia giallonera intinta nel grottesco, con velleità di analisi sociale, di cui il multiforme autore, leader della popolare band dei Tiromancino, ha scritto il pretenzioso soggetto, l'asmatica sceneggiatura e le spigliate musiche. (...) La sorpresina conclusiva non sveglia lo spettatore dal letargo, come del resto lo spogliarello (castissimo) della spigolosa microgonnata protagonista Claudia Gerini, guarda caso compagna di Zampaglione. Il basettone Luca Lionello è un'esagerata caricatura, come i troppi caratteristi all'ammasso, tutti a corto di battute decenti." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 aprile 2007)
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