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Nemico Pubblico Recensione

"Nemico Pubblico" recensioni

Scheda Film
Nemico Pubblico
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-11-07 04:17:40
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Mann e un cineasta radicale che da giovane ha lavorato molto in Inghilterra perche negli Usa, per lui, tirava un'ariaccia: pur essendo un ebreo bianco, le sue simpatie per le Black Panthers lo avevano messo nei guai. Poi, e anche un grande stilista, e 'Nemico pubblico' e un clamoroso esercizio di stile, ne più ne meno di 'Collateral' o 'Miami Vìce': lo straordinario realismo delle sparatorie si sovrappone all'uso straniante della colonna sonora quasi rock, e nel finale il suddetto gangster-movie con Gable e Powell diventa un controcanto ironico alla fine di Dillinger, un po' come il numero di tip-tap in 'Cotton Club' di Coppola. Johnny Depp, bravo come sempre, sfida il mito di Gable: ed e forse l'unico attore vivente a poterci provare." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 06 novembre 2009) "In cifre in cui si tende via via sempre di più a un iperrealismo che di ogni personaggio fa una persona, di ogni evento, vivo e immediato, fa un fatto di cronaca. Naturalmente tanta ricerca della verita concreta avrebbe difficilmente dato i suoi frutti senza l'interpretazione magistrale di Johnny Depp: mai gridata, mai sopra le righe, con un intimismo e perfino un minimalismo che risolve tutto negli sguardi, se non addirittura nei silenzi. Mentre intorno esplodono solo gli spari dei revolver e dei mitra. Fino all'ossessione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 06 novembre 2009) "Dopo diverse trasposizioni di nemici pubblici (James Cagney per William Wellman nel '31, Warren Oates per John Milius nel '74), Mann propone l'esposizione del rapinatore lavorando sull'abbellimento e la coreograficita dell'atto furtivo come dei mortali scontri a fuoco. Le rapine, le sparatorie, le spartizioni di bottino sono seguite sia con un voluttuoso montaggio, sia con una macchina da resa che stringe d'improvviso il quadro, seguendo la direzione del gesto (per esempio lo smontaggio delle armi al ritorno dalla prima evasione). Anche se alla fine e sempre la sintesi compositiva tra sguardo, suono e cromatismi a infondere la carica. L'arrembaggio arriva sempre da fuori, da chi compone e non da chi interpreta il componimento. Prendete un qualsiasi inseguimento (tutti i set del film, tra Illinois e Wisconsin, sono stati veri luoghi battuti dalla banda di Dillinger) e noterete i raggi di sole che creano bolle e riflessi sull'otturatore, clangore di auto e armi d'epoca, epiche armonie di Elliot Goldenthal a riecheggiare 'L'Ultimo dei Mohicani'. Opinabile la presenza della pupa del gangster (Marion Cotillard). Da ricordare uno degli highlights del cinema di superficie di Mann: la concitata presentazione dell'agente Purvis (Christian Bale) sulle note di 'Ten million slames'. Un paio di minuti in visibilio, un paio di secondi per l'oblio." (Davide Turrini, 'Liberazione', 06 novembre 2009) "La psicologia non interessa Mann, che resta un fenomenologo: il narcisismo del gangster e senza spessore e background. Il che (con la pretestuosa polemica di Dillinger contro le banche che 'rapinano' la gente) fa la modernita del film, un catalogo del male spregiudicato e deduttivo, ma senza ideali ne romanticismo, ormai privo dell'aura del mito, più reality che realta." (Piera Detassis, 'Panorama', 13 novembre 2009) "Allo spettatore europeo restera ostica la questione delle giurisdizioni dei singoli Stati, che terminavano ai loro confini. Allora il crimine federale era una figura meno diffusa di quanto lo sia oggi. Perche bastava un'auto, come prima era bastato un cavallo, per stabilirsi altrove quasi serenamente. Ma vediamo all'essenziale. Milius aveva capito da Raymond Chandler che non esiste una faccia pulita del dollaro. Perciò aveva messo sullo stesso piano il cacciato (Dillinger) e il cacciatore (Purvis). Mann ci prova, ma non ci riesce. Rende Purvis più rispettabile, ma anche più grigio, fino all'acquiescenza verso il doppiopetto (e neglige di seta, nell'intimita) del capo dell'Fbi, Edgar Hoover. Insomma, tutto funziona e nulla rimane di 'Nemico pubblico'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 novembre 2009) "Fa piacere ritrovare Depp in un ruolo adulto e in una recitazione a basso voltaggio. L'attore, 47 anni, sfodera il suo carisma, credibile in Borsalino e mitra Thompson, mentre alterna lampi di fredda ferocia agli slanci romantici verso la compagna Billie Frenchette." (Arianna Finos, 'Il Venerdì', 06 novembre 2009) "Il regista Michael Mann, ispirandosi al romanzo criminale 'Nemico Pubblico' di Bryan Burrough, ha realizzato un racconto molto bello, pacato e crudele. Su assedi e fughe grava una strana malinconia, Johnny Depp impersona benissimo l'eleganza cattiva, triste e innamorata del giovane gangster." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 06 novembre 2009)

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