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"Nonostante gli scenari da favola, la bravura di Jodie Foster e l'onesto impegno dei due coprotagonisti, il film lascia piuttosto perplessi e insoddisfatti per l'eccessiva semplificazione del caso clinico. E la memoria corre alle immagini, assai meno addomesticate ma senz'altro più vere, de 'Il ragazzo selvaggio' di Truffaut." (Cristina Jandelli, La Nazione, 19 febbraio 1995) "L'inglese Michael Apted e uno strano regista. Si schiera spesso dalla parte giusta, come ha fatto per gli indiani d'America in 'Cuore di tuono' e specialmente nel documento 'Incident at Oglala'. Lo fa anche qui contro l'ignobilita dei mass-media, contro la medicina ufficiale. Ha il gusto delle storie insolite e dei personaggi estremi, da 'Triplo eco' a 'Il segreto di Agatha Christie', da 'Chiamami Aquila' a 'Gorilla nella Nebbia'. Qui, con il prezioso contributo delle luci di Dante Spinotti, Michael Apted sa muoversi bene negli ambienti naturali. Ma soprattutto sa controllare i sentimenti, passa con sensibilita dal lirismo (le nudita di Nell che fa il bagno di notte) all'analisi psicologica, dalle scene inquietanti (lo scheletro della gemella) a quelle di turgore sentimentale. Possiede il controllo del mezzo." (Morando Morandini, Il Giorno, 26 febbraio 1995) "Due meriti, comunque: la cornice del Nord Carolina periodicamente evocata quasi a segnare il 'tempo' della storia con immagini effuse e intensissime di laghi, di nebbie, di selve e di montagne, e la recitazione dei tre protagonisti, soprattutto Jodie Foster che, rinunciando al suo glamour, si umilia in una figurina disturbata e balbettante di forte rilievo emotivo. Con le repliche giuste sia di Liam Neeson, un medico subito coinvolto ma rispettoso dell'umanita e della scienza, sia di Natasha Richardson, nel personaggio in apparenza meno generoso della psicologa, in realta presto capace di assolvere con interiorita a tutti i doveri, anche a quelli del cuore. Il film, tutto sommato, vale soprattutto per loro." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 21 febbraio 1995) "Troppo sdolcinato, elementare e talvolta manierista, Nell e diretto da un regista, Michael Apted, molto sensibile, anche in passato, alle seduzioni della natura selvaggia ('Gorilla nella nebbia', 'Chiamami aquila'). Ma siamo lontani dalle imprese analoghe di Truffaut ('Il ragazzo selvaggio') o di Herzog ('Kaspar Hauser') e il film rischierebbe il ridicolo se non fosse per la bravura di Jodie Foster (candidata per questa interpretazione all'Oscar: ne ha gia vinti due), dimagrita di dodici chili e con gli occhi perennemente immersi altrove come una sorta di santa pura ed erotica, estetica e solenne, animalesca e catatonica, sacra e profana." (Fabio Bo, Il Messaggero, 28 febbraio 1995) "Per Apted la parola d'ordine sembra: semplicita; lo scopo: l'emozione. Puntando l'attenzione sui cambiamenti interiori dei tre personaggi, il regista evita di lanciar messaggi 'naturalistici'; non evita invece il sentimentalismo più caricato, le sdolcinature, il finale convenzionale con il trionfo dell'amore, le accuse contro le responsabilita sociali verso i malati. A risollevare le cadute del film ci pensa Jodie Foster, stupefacente per semplicita e naturalezza: giustamente candidata al Premio Oscar che meriterebbe appieno." (Vittorio Spiga, Il Resto del Carlino, 18 febbraio 1995)
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