Cè la neve, fuori. E Max (Max Records), bambino difficile che soffre per la separazione dei genitori, costruisce un igloo per nascondersi dal mondo. Alla sera, poi, la sua eccessiva e mal posta richiesta di attenzioni costringe la mamma (Catherine Keener) a sgridarlo: fugge via Max, avvolto nel tutotto da lupo, e prende il mare su una piccola barca a vela. Approda su unisola lontana, dove vivono stranissime ed enormi creature: per salvarsi, dirà loro di avere grandi poteri e, di lì a poco, sarà riconosciuto come loro nuovo re. Ma governare e rendere tutti felici non sarà cosa semplice. Tratto dal romanzo illustrato di Maurice Sendak (Where the Wild Things Are) e dalle premesse dirompenti, Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze conferma purtroppo i timori che si erano andati a creare nel lunghissimo periodo intercorso tra la fine delle riprese e la conclusione della post-produzione: quello che arriva sullo schermo, oltre alle splendide suggestioni derivanti da spazi incontaminati e mostruosi personaggi, ottima fusione tra pupazzi creati artigianalmente e computer grafica, è un prodotto palesemente mutilato, debordante in alcuni momenti di fantastica anarchia (dallutilizzo della camera a mano al putiferio quale prima azione di governo del nuovo re Max) ma estremamente debole nella costruzione di un racconto che, dopo la meraviglia dellapprodo e dellavvicinamento al mondo delle creature selvagge, sembra implodere minuto dopo minuto, risolvendosi in nulla più che un insieme di momenti, o situazioni, a tratti divertenti, altre volte commoventi, ma incapaci di donare allopera lampio respiro che avrebbe meritato. Il talento del neoquarantenne ed ex videoclipparo Jonze è cosa ormai nota ma, proprio come Gondry, dimostra che senza Charlie Kaufman alle spalle (autore dei suoi precedenti Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee) la creazione/riproposizione in celluloide di mondi altri non è più così devastante. Ma il dubbio che non sia tutta colpa sua rimane, aspettando magari il Directors cut in home video.