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Un altro Natale in giro per il mondo
Due amici vogliono passare le vacanze di Natale in Brasile ma dicono ai genitori che andranno in viaggio-studio a Madrid; questi, tra lo stupore dei figli, li lasciano partire senza obiettare, anche perché hanno prenotato anche loro una vacanza a Rio. A causa della omonimia i due ragazzi si ritroveranno con la prenotazione dei genitori e viceversa, senza contare che anche le rispettive mamme ed ex mogli sono nella stessa città per le vacanze.
Negli stessi giorni, Fabio, innamorato non corrisposto di Linda, prenota un viaggio a Rio per seguire il suo amore, credendo di poter passare un po' di tempo con lei. Si ritroverà, però, a fare il terzo incomodo a causa del fidanzato segreto della ragazza.
Riusciranno a passare una tranquilla settimana di relax?
L'ennesima vacanza 'all'italiana”
Poteva mancare Christian De Sica nell'annuale guerra dei cinepanettoni? Chiaramente no, anche perché quest'anno partecipano alla 'battaglia” a suon di gag più o meno riuscite – più meno che più, a dire il vero –, oltre all'amico/nemico Boldi, il trio Aldo Giovanni e Giacomo.
Eccoci allora serviti. Quest'anno tutti in Brasile, tra mare, spiagge e i soliti intrighi, bugie e verità non dette che fungono da causa scatenante e traino per i film natalizi tanto cari agli italiani, numeri alla mano. Ma a volte, anzi spesso, il motore si può ingolfare, e la macchina procede a singhiozzo, balbettante: Natale a Rio ha un inizio incoraggiante se si tiene in considerazione che di cinepanettone si tratta, con qualche battuta azzeccata, situazioni simpatiche e una buona prova di De Sica. Poi, però, il film si inabissa in un vortice di già visto, con l'aggravante di non trovare più spunti davvero comici, o per lo meno simpatici.
La sceneggiatura si risolve in una serie di situazioni veramente scontate, tanto che le uniche gag che risultano divertenti sono le incomprensioni semantiche tra De Sica e Massimo Ghini, oltre ad alcune espressioni e caratterizzazioni di Fabio De Luigi.
Davvero troppo poco per le nozze d'oro tra De Sica e il cinepanettone (quest'anno è il venticinquesimo).
Praticamente il solito
Prima o poi, se questi film non cambieranno – almeno un po' – nella forma e nella sostanza, non ci saranno più parole per descriverli. Peccato, anche perché visto il vastissimo pubblico e il largo consenso che da questo ricevono, si potrebbe provare a innovare e a tirar fuori qualcosa di originale da tali produzioni.
Probabilmente, però, proprio qui sta l'arcano. Meglio andare sul sicuro e riproporre situazioni, temi e scenette trite e ritrite, che provare a cambiare, anche poco, e rischiare di perdere il consenso al botteghino.
Se gli incassi rimarranno sempre gli stessi, forse sono davvero loro ad avere ragione e noi torto.
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