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"'The Messenger' e l' esordio dello sceneggiatore Oren Moverman. Un tuffo nell'America profonda di oggi vista con gli occhi di due militari cui tocca un lavoro infame: comunicare la morte dei soldati americani in Iraq ai loro parenti. Niente di sensazionale: abbiamo gia visto coppie mal assortite battere l'America fino a rovesciarne l'anima (il modello, palese, e L'ultima corvee). Ma il finto-cinico ufficiale Woody Harrelson, con la sua ossessione per il protocollo e la sua disperata solitudine, e il giovane eroe di guerra Ben Foster che tanto eroe non si sente, sono due sonde conficcate nelle viscere del paese. Ogni porta si apre su un mondo diverso; ogni annuncio innesca una reazione imprevedibile. Anche se Moverman tira il sasso ma nasconde la mano (sulla guerra in se non una parola). E abusa dell'idea un po' facile che Foster si innamori della vedova Samantha Morton, l'unica fra l'altro che capisce il loro dramma di messaggeri di sventura, ringraziandoli addirittura." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 settembre 2008) "Incontro dopo incontro, il film solleva gli abissi di solitudine e di angoscia che contagiano chi e toccato dalla guerra, sia che combatta al fronte (come e stato per i due soldati messaggeri, ognuno dei quali si porta dentro ferite non rimarginabili) sia che aspetti a casa. E che una regia senza sbavature ne facili sentimentalismi sa restituire con bella intensita, servendosi al meglio della prova dei due protagonisti, entrambi ottimi candidati al premio per il miglior attore." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 10 febbraio 2009) "Non c'e falsa coscienza radical chic in questa pellicola. Qui la divisa e stata scelta, non e in questione. Ma ci sbatte in faccia che il soldato non e (solo) il fanatico di De Palma o l'indottrinato di Haggis, ma anche un povero cristo che vuole guadagnare, salire nella scala sociale, fare del bene. Come Ben Foster, naif quanto basta, che con il commilitone ha un'amicizia fondata sul dolore altrui, sull'impossibilita di portarne il peso e sulla necessita di liberarsene, su un lavoro che ha automatismi atroci. Un film bellissimo (e infatti qualche premio dal concorso di questa Berlinale 59 arrivera) finche non vira verso un finale catartico e conclusivo, lì dove doveva rimanere sospeso e (in)dolente come i due protagonisti, come la macchina da presa mai ferma nel suo indagare corpi, visi e reazioni. Lasciarci soffocati da quelle scene (Buscemi da applausi) struggenti ma vere." (Manlio Dolinar, 'Liberazione', 10 febbraio 2009) "'The Messenger'e ben scritto, ottimamente interpretato, nonche diretto come si deve da un regista debuttante, ma gia affermatosi come uno tra i migliori sceneggiatori della sua generazione. (...) Il tono e dolente, ma gia la scena finale contiene un'inequivocabile nota di speranza." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 febbraio 2009) "Film sul dolore nella forma più acuta, 'The Messenger' ha un motivo allusivo in più visto che il regista e israeliano. Meno ambiguo di 'The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, che raccontava la psicologia del guerriero, 'The Messenger mostra però ugualmente un lato militare, la dignita di cui si sente un gran bisogno nel mondo del denaro." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 febbraio 2009) "I due marines incaricati di informare le famiglie dei decessi eroici, Woody Harrelson e Ben Foster, sono talmente strepitosi nel loro grottesco lavoro, non un gesto, non una parola deve essere fuori regolamento, che vederli all'opera quasi giustifica, artisticamente, la più truffaldina delle guerre immotivate. Anche perche il regista non sa mai controllarli. Dopo di che, però, Moverman, pigiando solo sul tasto 'alta psicologia', intensifica il peso emotivo solo sul trauma postbellico subito dai poveri militari (anche mercenari) Usa, come fosse un Olmert in trance da soluzione definitiva del problema Hamas. E cancella la storia, un po' alla 'Valzer con Bashir'. Il dramma che John Huston documentò, qui, sinceramente, si ripete quasi come una farsa." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 febbraio 2009)
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