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Due uomini non poi così diversi
Le storie di due uomini si incrociano a Città del Messico: Julian Noble (Pierce Brosnan) è un killer – o, per usare le sue parole, 'un agevolatore di fatalità” – molto bravo nel suo lavoro; Danny Wright (Greg Kinnear) svolge decisamente un altro genere di attività, molto più incline alla routine. Entrambi però stanno attraversando un momento difficile, perché se il primo inizia a non sopportare più la solitudine e l'idea di essere un assassino, il secondo si trova in una situazione finanziaria instabile (ma, al contrario del killer, è affiancato da una moglie che non smette di amarlo). Entrambi in Messico per affari, si incontrano al bar dell'hotel in cui alloggiano, e dalla reciproca conoscenza nascerà un'insolita amicizia che li renderà dipendenti l'uno dall'altro...
Un incontro surreale
Un film di questo genere, incentrato sul rapporto fra i due caratteri principali della storia, per ottenere un buon risultato deve per forza basarsi sulla bravura degli attori: fortunatamente Brosnan e Kinnear si producono in una delle loro migliori interpretazioni, e se la storia, di per sé, non rappresenta il massimo esempio di originalità, i due attori nè impreziosiscono la fattura, con risultati molto buoni.
Brosnan si libera, forse una volta per tutte, del pesante fardello di James Bond, e attrae le simpatie del pubblico incarnando una sorta di anti-personaggio (beve troppo, pensa sempre e solo al sesso ed è patetico nelle vesti di un serial killer efficiente ma gravato da crisi che non si addicono a un 'assassino per bene”); l'attore, insomma, nonostante riveli una certa abilità nell'interpretare scene che si avvicinano molto al drammatico, dà il meglio di sé nelle parti ironiche, mostrando un ghigno di "nicholsoniana" memoria. A fargli da spalla c'è un altrettanto bravo Greg Kinnear, quasi perfetto nel ruolo dell'uomo comune, frustrato dai problemi di lavoro: non a caso il suo personaggio, e sua moglie, sono morbosamente attratti dalla singolare storia del killer. La narrazione viaggia così sul confine tra reale e surreale e, pur rischiando l'esagerazione - si pensi al dialogo in cui Julian cerca di spiegare a Danny la natura del suo lavoro - l'atmosfera del film resta coinvolgente.
Ottima la colonna sonora, dolce o più decisa a seconda delle necessità. Nella prima parte, quando i protagonisti si trovano in Messico, le canzoni sono assolutamente ispirate, un mix fra musica tipica del luogo ed elettro-rock, mentre nelle sequenze più ironiche si può sentire un accompagnamento di tipo clownwsco/circense.
Una gradita sorpresa
Inaspettato e ben riuscito: The Matador si basa sullo sviluppo delle storie dei personaggi, sulla loro psicologia e sul loro percorso emotivo, privilegiando i dialoghi all'azione. Un film che meritava una maggiore risonanza mediatica, consigliato.
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"Arriva finalmente in sala uno dei migliori film del 2005. L'anima e il corpo dell'operazione 'Matador' di Richard Shepard e un Pierce Brosnan rinato e anti-Bond con baffone buffo (...) Sembra un film anni '70: personaggi più importanti del genere, niente effetti cool e storia imprevedibile. Che liberta. Un thriller? Un buddy movie? Una commedia nera? Tutto e la negazione di tutto. Se ridi piangerai presto e non hai il tempo di incupirti che Brosnan ti frega come pagliaccio. Shepard e un autore punk con i fiocchi che stravolge le star. Il miglior Brosnan di sempre e qui, così come 'The Hunting Party' ci ha regalato un Richard Gere mai visto. I film di Shepard non incassano. Troppo belli per questo mondo così brutto." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 novembre 2007)
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