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"Chi ha paura di Virginia Woolf? Non Marleen Gorris che, dopo l'Oscar conquistato per il Belgio con 'L'albero di Antonia', affronta determinata uno dei romanzi fondamentali della scrittrice inglese: 'Mrs. Dalloway' (...). Realizzato da una équipe in larga parte femminile 'Mrs. Dalloway' si studia di seguire la pagina della Woolf nella tecnica narrativa del flusso di coscienza, affidando alla voce fuori campo di Clarissa le riflessioni su ciò che avviene . Reduce da una malattia, delusa, amareggiata, la donna prova la tentazione di lasciarsi cadere su punte di cancello simili a quelle che hanno trafitto Septimus; ma poi, proprio nella morte del giovane, ritrova il senso della vita e della solidarietà. La complessa materia narrativa è ben controllata, la ricostruzione d'epoca accurata (anche se, in questa lindissima Londra, particolari come la mendicante-canterina fanno un po' 'Mary Poppins'). Vanessa Redgrave, che negli anni ha acquistato una certa imponenza pur conservando la fragilità giovanile, è una squisita padrona di casa". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 ottobre 1997)
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