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Mr. Brooks Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-05 08:23:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Arriva sempre, nella carriera di un attore, il momento di confrontarsi con il proprio lato oscuro e accettare un ruolo da cattivo. Basti pensare a Henry Fonda, scelto da Sergio Leone per C'era una volta il West per una parte ben lontana dalla personificazione dell'America a cui il pubblico era abituato. Kevin Costner è l'erede proprio di quella generazione di attori, perché nel corso della sua carriera è diventato un'icona dei più classici ideali americani, dal mito della frontiera (Balla coi lupi, Terra di confine) a quello del baseball, grande metafora della cultura a stelle e strisce. Mr. Brooks è per lui l'occasione di mostrare l'altro volto dell'America, quello che c'è dietro il sogno, la famiglia, la casa col giardino e la station wagon nel vialetto. Imprenditore di successo, ricco, con una bella famiglia, apparentemente un pilastro della società, Earl Brooks è nel tempo libero anche un pacifico serial killer, con la sua brava personalità multipla e una mente fredda e analitica capace di pianificare gli omicidi nei minimi particolari. Ovviamente farà un piccolo errore e verrà braccato da una detective risoluta con qualche scheletro nell'armadio (Demi Moore, convincente come non la si vedeva da molto tempo) e il film diventa un classico gioco tra il gatto e il topo. Ma mettendo da parte nodi di trama e colpi di scena, quello che colpisce è la lucidità con cui vengono affrontati temi delicatissimi negli Stati Uniti di oggi, dalla società dell'immagine al nichilismo adolescenziale, analizzati attraverso gli occhi di un rispettabile omicida seriale.Per la recensione completa del film leggi il numero di ottobre della Rivista del Cinematografo

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
Mr. Brooks
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-05 09:00:22
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Il Signor Brooks potrebbe tranquillamente essere qualcuno che conoscete

Il Signor Earl Brooks (Kevin Costner) è un gentiluomo, benefattore nominato uomo dell'anno nonché ricco industriale, ha una moglie amorevole (Marg Helgenberger) e una figlia devota (Danielle Panabaker), e la sua vita procede a gonfie vele. Tuttavia il signor Brooks conduce un'altra vita sconosciuta a tutti: infatti, è il famigerato assassino seriale conosciuto come il 'Killer delle impronte”. Sebbene negli ultimi tempi sia rimasto tranquillo, la sua patologia emerge ancora una volta a causa del suo malvagio e astuto alter ego, Marshall, (interpretato dal premio Oscar William Hurt) - prodotto della mente del signor Brooks - il quale gioca con le sue motivazioni, agevolando le perverse fantasie di un lato oscuro in continuo conflitto. Earl cede all'ennesimo impulso criminale di uccidere una coppia innocente, commettendo il suo primo errore; la mattina seguente al delitto, nel suo ufficio si presenta un fotografo ficcanaso, il Signor Smith (Dane Cook), che decide di riccattarlo sottoponendogli una richiesta incredibile.

Alla ricerca della vera identità del 'Killer delle impronte”, il sexy detective Atwood (Demi Moore); ora, per la prima volta, il signor Brooks dovrà affrontare una partita decisiva, e mantenere per sempre nascosta la sua vita segreta.

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

'Tutti gli esseri umani sono una commistione di bene e di male” (Robert Louis Stevenson, 1886)

Earl Brooks non è il tipico serial killer. Spesso nei resoconti sugli assassini fatti dai mass media si sentono dichiarazioni come 'era un tipo così gentile”, e questo perché, talvolta, le persone riescono a nascondere a tutti gli altri la loro parte oscura; è proprio tale aspetto a suscitare interesse nei confronti di questo genere di personaggi. Tutti noi abbiamo delle voci diverse nelle nostre teste, ed è ciò che Marshall rappresenta nel film: le nostre 'giurie”, le nostre critiche interiori che affiorano in qualsiasi momento. Rappresentazione visiva di quella voce - forse presente in ognuno di noi - che ci dice 'vai avanti, sii cattivo, andrà tutto bene, sarà divertente”.

Earl è un uomo con un grande talento per capire le altre persone, il personaggio sicuramente più intelligente della pellicola, grazie anche al fatto che il suo amico immaginario ne conosce sempre una più del diavolo. Ed è proprio questa caratteristica che lo rende un assasino seriale così bravo: lui capisce bene le sue vittime, così come fa con gli investigatori della polizia, ed è sempre un passo piu' avanti di tutti, un aspetto importante della sua dipendenza. Un killer imprevedibile, che viaggia sul filo di un rasoio, che fa venire voglia di sapere chi è veramente e cosa lo manda avanti; se solo ci fosse un flashback, magari con annesso fatal flow, fornirebbe una spiegazione visiva, e non solo una rappresentazione al conflitto interiore del personaggio.

Più vicino di così si muore

Mr. Brooks è la seconda pellicola diretta da Bruce Evans (la prima è Kuffs, del 1992) che è stato anche candidato all'Oscar per la sceneggiatura di Stand by me – Ricordo di un estate, assieme al suo partner artistico di lunga data Raynold Gideon, con il quale ha scritto anche il copione di questo film. Ne risulta un thriller non originalissimo, a volte troppo vicino ad essere inverosimile, ma comunque nel complesso soddisfacente. La lotta tra il bene e il male è ben rappresentata sotto l'aspetto visivo, la mente del protagonista fluisce tra le aguzze e inaspettate parole di Marshall, il quale conduce il film fino a scomparire nelle cristiane preghiere notturne di Earl Brooks, il "Killer delle impronte".

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Film
Mr. Brooks
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-09 04:00:49
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Potevano stare nel 'Grande freddo' insieme ma il montaggio finale di Lawrence Kasdan ha tenuto separati il cinquantaduenne Kevin Costner e il cinquantasettenne William Hurt per 24 anni. Un vero peccato visto che i loro duetti sono la cosa migliore del thriller 'Mr. Brooks' di Bruce A. Evans, sceneggiatore veterano qui alla sua seconda regia. (...) Se tutti gli uomini del film sono sorprendentemente inquietanti (c'è un giovane fotografo voyeur di affascinante amoralità), il poliziotto donna (Demi Moore) che indaga sulle malefatte di Mr. Brooks è il personaggio più scialbo. Ma in tempi di effetti speciali e sequel senz'anima, è comunque un miracolo che Hollywood sforni un discreto thriller cattivo per un pubblico adulto con attori adulti. Diventerà una curiosità nel tempo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 ottobre 2007) "'Mr Brooks' è Mr Kevin Costner alle prese con una doppia personalità: di giorno imprenditore di successo, di notte spietato serial killer. Mogliettina e figliola lo attendono a casa, un testimone scomodo assieme ad una poliziotta segugio lo aspettano per punirlo. Intrigante l'idea di variare l'immagine consolidata di icona buonista per Costner (che però vaga spaesato tra la batcaverna sotto casa), e la stracult di 'Mr Brooks': un doppio in carne ed ossa, proiezione del proprio sé criminale. La presenza di Marshall/Hurt imbarazza e impalla lo sguardo spettatoriale, mentre l'intreccio thrilling è inverosimile quando l'ipotesi è proprio quella di rendere verosimile il testo. La musicaccia di Ramin Djawadi colonizza il padiglione uditivo, Demi Moore è alla ricerca di un ruolo diverso dal 'Soldato Jane'. Unico motivo d'interesse: i papillon di Mr Brooks." (Davide Turrini, 'Liberazione', 5 ottobre 2007) "Anche i film brutti hanno una loro utilità cinematografica. Spesso permettono di scoprire cose che film riusciti riescono meglio a nascondere. Come di fronte all'opera di un tassidermista non molto competente, che lascia intravedere sotto la pelle di un animale o tra le piume di un uccello la struttura che dà forma al suo lavoro, permettendo di spiare trucchetti ed errori. Per 'Mr. Brooks' succede così: alla fine esci decisamente insoddisfatto dalla visione di questo thriller con ambizioni metaforiche ma anche più edotto sui vizi di un'industria che non sembra più capace di ritrovare un autentico e positivo rapporto con i generi cinematografici." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 5 ottobre 2007) "Ecco un bel film sbagliato. L'infelice sceneggiatura dello stesso regista B.A. Evans, accumula, specie nel finale, elementi sufficienti per una saga fanta-psicologica. (...) Una curiosa vicenda un po' thriller, forse verbosa ma stimolante. Un brutto/bel film che merita una visita per l'originalità." (Adriano De Carlo,'Il Giornale', 5 ottobre 2007)) "Thriller per star hollywoodiane in fase discendente, 'Mr. Brooks' è un prodotto pieno di ambizioni irrealizzate. Il protagonista sembra discendere dal 'borghese demoniaco' dell'espressionismo tedesco; e all'espressionismo fa pensare anche il personaggio di William Hurt, sorta di 'doppio' mefistofelico che lo segue ovunque. Però lo sviluppo della vicenda delude le aspettative; l'aura di mistero si dirada lasciando il posto, verso il finale, a un paio di scene truculente. Ti aspetti, a questo punto, un epilogo con il killer e la poliziotta a distanza ravvicinata; e invece il film prende un andamento imprevisto, che ti lascia con l'appetito insoddisfatto." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 ottobre 2007) "La sorpresa è che l'unione dei riciclati fa la forza, tanto da rinvigorire la pletorica e poco plausibile trama del film di Bruce A. Evans, fino a ieri noto come sceneggiatore. A ciò che racconta 'Mr. Brooks' non credi neanche per un minuto, ma stai lì vedertelo per virtù delle cupe atmosfere e dei diversi talenti di un trio attoriale che ha ancora notevoli risorse." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 5 ottobre 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.


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