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Trama
Ritorna Mr. Bean, questa volta per godersi le meritate vacanze nel sud della Francia. Ma durante il cammino qualcosa andrà storto, in particolare la sua attenzione verrà stuzzicata quando si accorge in treno che un bambino sta viaggiando senza il padre, anch'egli diretto a Cannes. Forte del suo senso di responsabilità, farà di tutto pur di riportarlo sano e salvo dal preoccupato genitore.
You are Ready?
Mr. Bean grazie alla lotteria della sua parrocchia vince un viaggio per la Francia e una videocamera digitale. Il suo nuovo obbiettivo è quindi trascorrere una settimana in completo relax in una terra a lui sconosciuta. Ma a causa di irriverenti e paradossali situazioni si troverà coinvolto in una spassosa (per noi) corsa verso la vacanza da sogno che (per lui) sembrerà essere un sempre più lontano miraggio. Concettualmente si mostra molto simile alla commedia francese "Le vacanze di monsieur Hulot" di Jacques Tati ma come dice lo stesso Atkinson: "Il nostro film è guidato dal desiderio di Bean di raggiungere una bella spiaggia. In realtà l'essenza di quel film era che Hulot viaggiava per 5 minuti e stava sulla spiaggia per un ora e mezzo, mentre noi viaggiamo per un ora e mezzo e restiamo sulla spiaggia per 5 minuti." Ironizza così il geniale creatore del personaggio dopo un'assenza dal video durata ben 10 anni (se si tralasciano alcuni brevi passaggi televisivi), a dimostrazione di quanto l'autore sia legato alla sua creazione con spassionata empatia. L'impronta a dispetto del precedente "Mr. Bean l'ultima catastrofe" è marcatamente più ingenua, difatti i dialoghi sono ridotti all'osso per dare spazio alla comicità fisica del protagonista. Non mancano poi alcune trovate geniali come la parodia del cinema d'autore personificato da un insolito Willem DaFoe col suo soporifero Playback Time o un'amorevole messaggio di fondo.
Caduta verso l'alto
Anche l'aggiunta della videocamera nelle mani di Rowan ha permesso agli autori di giocare fortemente col carattere del personaggio. In sostanza si tratta di un film nel film, il primo narrato con la professionalità che contraddistingue il regista Steve Bendelack e il secondo scrutato con le strambe riprese di un Rowan Atkinson palesemente maturato sotto il profilo comico. Con sguardo attento verso i nuovi palati, si è confermato un saldo monumento conservatore della comicità del passato, onorando con profonda stima e umiltà i capisaldi del cinema muto tra cui Charlie Chaplin, Buster Keaton, Harold Lloyd e Carl Valentine. Il concept narrativo sul quale si basano le gag si confà all'estro creativo degli autori, velatamente innocente un po' come la natura del personaggio. Innocenza che si presta all'intelligenza come nel caso della passione verso i primi piani e i piani allungati, movimenti repentini che fa compiere con esuberanza alla sua videocamera. E' un'immagine costante nel film come a voler simboleggiare la grandiosità del maestro Chaplin, sua infatti è la citazione: "La vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo".
Penso quindi sorrido
Mr. Bean con i suoi modi di fare vagamente ultraterreni, si presenta all'apparenza come un uomo superficiale, limitato. La sua forza tuttavia è radicata nel suo essere se stesso rispetto una società che si muove con costante sincronia. Un alienato che non sa di esserlo. La sua buffa esuberanza, l'espressione di tenera incomprensione... Tutto farebbe ipotizzare ad un esperimento divino mal riuscito. Ma poi subentra la sua tenera simpatia, l'eccezionale caratterizzazione dell'innocenza e una palese dimostrazione di quanto alle volte la semplicità si mostri ancor più grande di quanto non lo sia l'esatta antitesi. Mr. Bean's Holiday si manifesta così come un riuscitissimo omaggio alle comiche del passato, un attento osservatore della serietà che ci circonda, sdrammatizzandola con intelligenza grazie al suo buon gusto verso quell'ironia ancora oggi tutt'altro che sterile.
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"'Mr Bean's Holiday' di Steve Bendelack e molto divertente e anche qualcosa di più. In tempi di 300 questa comicita elegante e anacronistica, che cita Jacques Tati ma anche Peter Sellers, e un toccasana per chi crede ancora nel buon gusto. Che i bambini corrano allora a vedere Mr. Bean che, tra una smorfia, un equivoco e un monosillabo, va in Costa Azzurra costi quel che costi. Durante il viaggio adottera un bambino russo, provera a rubare un motorino che va a due allora (il proprietario lo inseguira camminando: esilarante), rovinera le riprese di un film (momento 'Hollywood Party'), si innamorera di un'attrice e piombera al Festival di Cannes vestito da vecchia megera. A fare le spese della sua presenza catastrofica un regista americano idiota deliziosamente interpretato da Willem Dafoe. Viva, viva Mr. Bean, qui nemmeno meschino ma romantico e paterno. Un eroe fuori dal tempo. Peccato sia il suo ultimo film." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 aprile 2007) "Fin al titolo 'Mr. Bean's Holiday' si da un modello di ambizione smisurata: il classico 'Le vacanze di 'Monsieur Hulot' di Jacques Tati. Col lunare 'Monsieur', il comico inglese reso noto dalla tv ha due tratti in comune: non usa un linguaggio articolato e provoca piccole catastrofi ovunque vada. Peccato che, per altri aspetti, Bean e Hulot siano agli antipodi: se il secondo e un signore amabile e discreto, goffo da far tenerezza, l'altro viaggia ai limiti della scemenza, ricorre di continuo a smorfie e deformazioni facciali, non disdegna gag disgustose. Qualche risata, comunque, ci scappa: anche nel finale, che riprende il vecchio espediente di mettere alla berlina presunzione e ingenuita dei festivalieri. Però Atkinson e il suo eroe faticano a reggere il fiato del lungometraggio e anche gli attori di supporto sono ridotti a macchiette." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 aprile 2007) "Anche quelli di noi che trovano Mr. Bean insopportabilmente irritante non potranno resistere alla scena in cui si esibisce in un grottesco karaoke dimenandosi sulle note di mr. Bombstic. In pieno global marketing, il film si svolge fra Inghilterra e Francia ed e interpretato da un cast anglo-franco-russo." (Paola Casella, 'Europa', 6 aprile 2007) "Mister Bean al cinema funziona? E' una delle grandi domande del XX e XXI secolo. E ha riguardato tutti i comici nati nell'inesauribile serbatoio della tv britannica. Tipo: Borat al cinema, funziona? Secondo noi, no. Benny Hill al cinema funziona? E chi lo sa, il laido ciccione andato in onda per venti anni su Thames Television ha sempre avuto il buon gusto di non tracimare nel grande schermo. Mr. Bean, invece, ha fatto il salto nel 1997 e si e subito annacquato: la sua comicita e fulminante nel breve ma non regge la dimensione del lungometraggi, a meno di diventate ripetitiva e parossistica. In questo nuovo 'Mr. Bean's Holiday', poi, l'omaggio/plagio al mitico 'Le vacanze di monsieur Hulot' di Jacques Tati e troppo diretto; e siccome Mr. Bean va in vacanza a Cannes, sulla Costa Azzurra, ci scappa anche una strizzatine d'occhio al festival del cinema come in 'Hollywood Ending' di Woody Allen. (...) Ci vorrebbe un grande regista (come John Landis, capace di cavare cinema dai pazzi di 'Saturday Night Live') e Bean non ce l'ha. I suoi film continuano ad essere versioni espanse degli sketch tv. Ovviamente si ride, come no? Ma sempre con il telecomando a portata di cervello."(Alberto Crespi, 'L'Unita', 6 aprile 2007) "Atkinson non e Tati, ne Chaplin, ne Buster Keaton, ma le sue ambizioni sono intuibili. Il risultato e deprimente e dopo due film, il primo era 'L'ultima catastrofe' (1997), medita di girarne un terzo. In guardia." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 6 aprile 2007) "Citazioni a man bassa, ma divertimento franto nella nuova avventura francese di mr. Bean che vorrebbe fare monsieur Hulot: vince in premio una vacanza con telecamera a Cannes, il che permette alla farsa di giocare grossolanamente al cinema nel cinema nei luoghi del festival, col gossip cinefilo d'autore. Il resto e una serie di gag stanche on the road (...) Rowan Atkinson e più sfigato di Paperino e del Coyote, ma le sue smorfie mute, un tempo ciniche e geniali, ora saturano, hanno perso carica e simpatia, son prevedibili e consunte dall'uso. Ha giurato che e l'ultimo Bean, comunque di troppo: difficile farsi contagiare dall'allegria di cui fan le spese gli spot e i frutti di mare, guardati a vista da Jean Rochefort." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 aprile 2007)
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