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Copyright © Cinematografo 2009.
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Cosa c'entra Ang Lee?
Usciti dalla sala al termine del film, non si capisce bene cosa c'entri Ang Lee con tutto questo.
Il regista due volte Leone d'Oro a Venezia - nel 2005 con I segreti di Brokeback Mountain e nel 2007 con Lussuria - due volte Orso d'Oro a Berlino - bisogna tornare indietro agli anni Novanta, con Banchetto di nozze del 1993 e Ragione e sentimento del 1996 - ma soprattutto due volte Oscar - nel 2001 si è infatti aggiudicato il riconoscimento per il Miglior Film Straniero con La tigre e il dragone, nel 2006, ancora con I segreti di Brokeback Mountain quello per la Miglior Regia - si cimenta con un plot da commedia generazionale e nostalgica (nostalgica in quanto generazionalmente associabile alla classe degli 'anta”) che sulla carta non sembra essere esattamente nelle sue corde.
Benvenuti a Wallkill
Non sulla carta, e nemmeno sullo schermo.
La storia è quella piana e rasserenante di Elliot, inconsapevole palla di neve di quella valanga mitica e mitizzata che passa agli annali con il nome di Woodstock, abitante della placida e un pò addormentata cittadina di Wallkill (Woodstock Ventures era infatti il nome della produzione del concerto, e non, come pensano in molti, quello della località in cui si svolse il raduno) che ospitò la kermesse grazie a una sua geniale per quanto inconsapevole intuizione.
Motel Woodstock ha tutte le caratteristiche che servono perché lo si etichetti come un film 'carino”.
Personaggi pittoreschi e ben delineati, al limite dello stereotipo (su tutti la madre di Elliot, Sonia, prende meravigliosamente le fattezze di Imelda Staunton, ottima caratterista per l'occasione), un plot che si snoda allegro fra equivoci e sentimentalismi, dirigendosi fluido proprio laddove ti aspetteresti, un cast bene assortito e mescolato, che alterna volti poco noti come quello del protagonista, Demetri Martin, a personaggi gustosi interpretati da star (o quasi) quali Emile Hirsch e Liev Schreiber, uno spaccato di un pezzo di storia americana che il pubblico, soprattutto quello più giovane, ha sempre percepito ma mai toccato con mano.
L'insostenibile inconsistenza del film
Il problema è che non c'è molto di più, e se Lee sostanzia con alcune scene davvero gustose (i siparietti familiari, o la riunione di una sgangherata Camera di Commercio paesana) il proprio girato, condendolo con un uso forse anche eccessivo dello split-screen, non riesce comunque a renderlo nulla di più che una commediola come tante altre.
L'ultimo quarto presenta addirittura una frammentarietà e uno scollegamento fra sequenze, alcune ben riuscite, e altre meno, che rischiano di dare il colpo di grazia a una pellicola che già ingrana poco.
Si rimane dunque con la stessa domanda di partenza: cosa c'entra Ang Lee con un film del genere?
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"Tre giorni di pace, amore e musica visti da Ang Lee, un cinese che ha imparato a fare l'americano. Racconta i bei tempi dell'utopia hippie ma ne annuncia anche la fine." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica' 18 maggio 2009) "Il bilancio di 'Taking Woodstock' arriva all' ultimo minuto, dopo che per due ore Ang Lee si e come perso nel mare di folla e di utopie che hanno accompagnato la nascita di quel celebre concerto. È quando Elliott, il giovane che forse senza ben capire la portata delle proprie azioni ha permesso di organizzare tre giorni di pace e di musica sui prati di una tranquilla cittadina di provincia, si pone l'inevitabile domanda: 'E ora?'. (...) Giocando così il film tutto sui contrasti tra le idee conservatrici degli adulti e lo spirito libertario dei giovani, concedendo «diritto di parola» ai precursori del travestitismo (come il marine in gonnella interpretato da Liev Schreiber) o ai paladini delle droghe e raccontando soprattutto la gloria un sogno destinato ben presto a perdersi tra compromessi e sconfitte." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 maggio 2009) "L'eclettico regista di origini taiwanesi, due Oscar e innumerevoli premi vinti, torna alla commedia per raccontare la storia di Tiber, l'uomo che nell'agosto 1969 al grido di 'Peace and love' organizzò la leggendaria tre giorni di pace, amore e musica radunando a nord dello stato di New York mezzo milione di persone. (...) Ricostruire Woodstock sullo schermo: una scommessa affascinante ma difficile, gia oggetto nel 1970 del lungo documentario di Michael Wadleigh, premiato con l'Oscar. Ang Lee ha scelto un'altra prospettiva: (...) Il film, interpretato dagli attori poco conosciuti Demetri Martin, Dan Fogler e Henry Goodman, secondo il regista e anche 'la storia di una liberazione, una storia di onesta e tolleranza. E sull'ingenuita che non possiamo e non dobbiamo perdere'". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 16 maggio 2009) "Dopo i cowboy amanti di 'Brokeback Mountain' (2005) eccolo alle prese con la cultura hippie nel film che rifa il verso al celebre documentario di Michael Waldeigh 'Woodstock - Tre giorni pace, di amore e musica' ('70), realizzato sul concerto-evento del '69. Split screen e valanghe di deja-vu, effetti speciali acidi con alterazioni visive pop, figli dei fiori nudi, cartelli anti-guerra in Vietnam, liberta (omo)sessuale, poliziotti che fanno il segno della pace, prati e tende, birre e spinelli... Ma meglio Woodstock del West. Ang Lee, che ha tratto un film senza rock dal romanzo autobiografico di Elliot Tiber (interpretato da Demetri Martin), si diverte a seguire lo spilungone ebreo che offre agli organizzatori del concerto, espulsi dalla cittadina di Wallkill, un luogo alternativo. Centro propulsivo, uno scassato motel in localita di El Monaco, gestito da due vecchi genitori, padre succube e madre infernalmente avida. Si scatenera l'improbabile e succedera il prevedibile, migliaia di macchine e di ragazzi affluiranno nella zona, affari d'oro per tutti e caos, i prati si trasformeranno in un piacevole e giocherellone deserto fangoso. E, nonostante, la mediocrita del film, Ang Lee, che lascia il concerto in fuori campo, sa comunicare quell'aria di liberta e di indisciplina alla legge di una stagione felice che mai sara cancellata. Un'euforia che lo prende e libera anche lui dagli stereotipi del suo cinema." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 17 maggio 2009) "Trio eccelso: Demetri Martin, Henry Goodman, Imelda Staunton. Il ragazzo accoglie e accampa gli organizzatori, ospita nel fienile teatranti d'avanguardia (nudista), e odiato da concittadini sicuri che la marmaglia stuprera il loro bestiame, vive un leggendario passaggio all'eta adulta con sfondo di happening (e in acido). Come sempre, il taiwanese yankee Ang Lee commuove e diverte facendo il tifo per la controcultura. Mette il tocco pastello di 'Brokeback Mountain' in un affresco che non ha bisogno di immagini d'epoca (ne del concerto!) per evocare una galassia umana: gli basta una variopinta marcia verso il palco. Figure simbolo: lo skizzato Emile Hirsch vuole tornare in Vietnam per sentirsi 'normale', il marine/trave Liev Schreiber ha la pistola nella giarrettiera." (Alessio Guzzano, 'City', 09 ottobre 2009) "Il film oscilla tra toni da commedia e lessico da documentario, con abbondanti citazioni dell'originale di Michael Waldeigh, vedi lo schermo che si scompone in due o tre visuali differenti, o il celeberrimo passaggio delle tre giovani suore. E poi il fango, i ragazzi 'in viaggio'. Woodstock c'e tutta, ma vissuta ai margini di quello che accadeva sul palco, e diventa una travolgente iniziazione alla vita, quando questo significava vedere un mondo migliore, a portata di mano." (Gino Castaldo, 'la Repubblica', 09 ottobre 2009) "Da qualunque parte lo si prenda, sociologica o romantica o sessuale, il film di Ang Lee e bello divertente, originale. Racconta il ciclone Woodstock senza mostrarne il concerto, ci fa assistere ai preparativi del raduno rock del '69 che sconvolse la vecchia America, col popolo hippy che prese d'assalto la zona sconvolgendo morale e salvadanaio della famiglia (mamma yiddish) col motel il cui ragazzo intanto diventa grande. E quando si plana sul quotidiano, qualcosa e cambiato. Bel cinema, che rispetta la privacy del mondo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 09 ottobre 2009)
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