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"Malinconico e rassegnato, il personaggio che Steve Buscemi ha interpretato per il suo esordio come regista la dice lunga su cosa amano veramente i volti della nuova Hollywood. Qui l'aggressività. l'ironia e la strafottenza dei vari personaggi pre e post tarantiniani lasciano il campo al quadro disperato di una solitudine invasiva che si toglie la maschera per mettere in pubblico i propri fallimenti. Senza rimpianti ma con la pacata accettazione di chi sembra destinato a conoscere soltanto la sconfitta. Proprio come i frequentatori del bar Trees Lounge. persi per sempre dentro il bicchiere, ma comunque incapaci di accettare le conseguenze delle loro azioni. Buscemi filma senza vezzi post moderni, 'ad altezza d'uomo' attento soprattutto al lavoro sulla recitazione, all'aggressività fisica, a una centralità dell'attore. E ci offre il quadro desolato e pessimista di una società che, a differenza di Hollywood, non è più capace di credere nei sogni". (Paolo Mereghetti, 'Sette', 10 luglio 1997)
"Robert Altman e John Cassavetes potrebbero essere i padrini di questo minuscolo capolavoro che con delicata sensibilità ritrae la triste e buffa commedia umana di un mondo alla deriva. Un mondo senza illusioni né speranze, colto attraverso notazioni, istantanee, facce mutate in tragiche maschere di solitudine che affascinano nella loro dura e commovente verità". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 6 agosto 1997)
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