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"Sentimenti, ma anche momenti giocosi: ambientati dall'inglese Anthony Minghella, di origini italiane in una New York piccolo borghese, tra gente quasi umile, preoccupata soltanto delle necessità quotidiane. Toni realistici, perciò, ma con l'accento principale sull'amore, tenuti comunque lontano dal troppo dolce grazie al tentativo di scivolare qua e là verso la commedia, con gentilezza e con misura. Certo, fra le pieghe del racconto si affacciano temi non nuovi e lo schema, pur con incidenti e sorprese, tende sempre scopertamente a soluzioni prevedibili, ma il disegno dei personaggi è così garbato, e felice, soprattutto in quella loro semplicità sempre dimessa, che non fatica troppo a coinvolgere. Il merito, comunque, va equamente diviso anche con gli interpreti, soprattutto Matt Dillon, nel carattere ora entusiasta ora depresso dell'elettricista in bilico fra la fortuna che l'attende e i ritorni di fiamma del suo primo amore. Glieli suscita, come Lee, Annabella Sciorra, con grazie fini, l'altra donna è Mary-Louise Parker, l'insegnante che provocherà le prime gelosie è William Hurt, con distacco e misura." ('Il Tempo', 7 giugno 1994)
"Film grazioso ma non carino, 'Mister Wonderful' ha inoltre il pregio di celebrare New York senza i toni enfatici di tanto cinema sulla Grande Mela e di estrarre il meglio dagli interpreti (ma il doppiaggio non rende giustizia alle voci originali) . Anche se gli occhi femminili saranno tutti per Matt Dillon, cresciuto e maturato sul piano espressivo, o per William Hurt, che replica lo sguardo indolente-stupìto di sempre, la migliore in campo risulta Mary-Louise Parker: nei panni della nuova fiamma che soccombe nel confronto con la moglie del suo uomo, la giovane attrice di 'Pomodori verdi fritti' in realtà dà parecchi punti alla rivale, Annabella Sciorra." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 10 giugno 1994)
"'Mr. Wonderful' parte da un'idea amabile e la sviluppa con l'intenzione di farne un oggettino utile e futile allo stesso tempo. Ma nonostante l'accortezza che Minghella adopera nel disegnare le geometrie del cuore, il film non emette calore. Matt Dillon non ha più l'aspetto dell'eterno ragazzo, Annabella Sciorra (proveniente dalla Factory di Spike Lee) è assai graziosa ma un po' vacua, mentre l'invecchiato William Hurt, in un marginale ruolo di professorino universitario che legge Camus, è l'unico che esagera in croissant, poesie, convulsioni e ammiccamenti vagamente paranoidi." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 12 giugno 1994)
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