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Miracolo a Sant'Anna Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-10-02 10:55:00
Provider
Cinematografo
Recensione
New York, 1983. Hector Negron, impiegato delle poste prossimo alle pensione, spara in pieno petto ad un cliente dallo sportello francobolli. Apparentemente inspiegabile, quel gesto conclude invece una storia iniziata molto tempo prima, nel 1944, in Toscana, durante la seconda guerra mondiale. È qui che Negron, insieme a tre commilitoni della 92° Divisione "Buffalo Soldiers" (composta interamente da soldati di colore), evitando il fuoco nazista, attraversa il fiume Serchio e raggiunge un borgo oltre le linee nemiche.
Lontani dal resto dell'esercito, in attesa che i superiori inetti (e naturalmente bianchi) impartiscano loro degli ordini, i quattro soldati entrano in contatto con gli abitanti del luogo, con i partigiani, e soprattutto con un bambino di 8 anni, miracolosamente scampato all'eccidio di Sant'Anna di Stazzema.
Partendo dall'omonimo best seller di James McBride, anche sceneggiatore con la consulenza di Francesco Bruni, Spike Lee abbandona la guerriglia urbana e si misura per la prima volta con la guerra, quella vera. Lontano dagli States, confeziona un'opera distante dal suo cinema precedente, pure imprendibile in una definizione univoca (dalla militanza "nera" degli inizi a La 25° Ora, poi Inside Man fino al documentario sull’uragano Katrina, il monumentale When the Levees Broke: A Requiem in Four Acts): Miracolo a Sant'Anna rivela sin dal titolo una programmaticità che nel corso di 144 minuti, talvolta estenuanti, si appella spesso all'enfasi (dal ralenti della tazzina che cade dalle mani di Lo Cascio a certi sguardi insistiti di Antonutti), e ricorre alla didascalia per arrivare dove sarebbero bastati spontaneità e meno ghirigori.
Certo, il regista di Atlanta insiste ancora molto sulla "questione razziale", e si capisce che il cuore del suo racconto sta nell’epopea dei neri mandati a morire come soldati (e cittadini) inferiori: ma eccede nel sentimentalismo (Angelo, il giovanissimo protagonista interpretato dall'esordiente Matteo Sciabordi, è una sintesi poco riuscita tra il Pinocchio di Comencini e il figlio del Benigni de La vita è bella), e spesso non è impeccabile nella direzione degli attori (ne fa le spese soprattutto Luigi Lo Cascio), trasformando i personaggi in macchiette e inciampando negli sfondoni delle scene di massa, a cominciare dalla strage di fronte alla chiesa di Sant'Anna di Stazzema. Che Spike Lee, come il romanzo prima di lui, ipotizza scaturita dal tradimento di un partigiano. Ipotesi quantomeno discutibile, ma è l'ultimo dei problemi in un film così poco riuscito.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Miracolo a Sant'Anna
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-10-07 08:00:56
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Istruzioni per l'uso

La didascalia iniziale ci mette subito all'erta. L'unico fatto di cui tener storicamente conto, la cui responsabilità è stata accertata sia dagli studiosi che dal diritto, è che il 12 agosto del 1944 i nazisti trucidarono la quasi totalità degli abitanti di un piccolo paesino nascosto fra le colline della Versilia, Sant'Anna di Stazzema.

L'unico dato oggettivo presente nell'ultima pellicola di Spike Lee è la strage di 560 persone innocenti. Tutto il resto è finzione, basandosi la pellicola sul romanzo omonimo di McBride e non a una lettura storiografica, sia essa quella dei vincitori o quella ispirata a un più o meno lieve revisionismo.

Un fiume di polemiche

La storia dei quattro uomini della 92° Divisione Buffalo (composta esclusivamente da soldati di colore) bloccati in un pieve dell'Appennino toscano è dunque pura fantasia narrativa, così come lo è il tradimento di uno dei partigiani italiani, che secondo l'autore del libro e della sceneggiatura avrebbe condotto i nazisti a Sant'Anna, nel tentativo di tradire i compagni, provocando così indirettamente la strage.

La premessa è d'obbligo, visto che in Italia, ma non solo, il film sta destando, e continuerà a farlo, polemiche dovute quasi esclusivamente a tale presunto revisionismo, che consisterebbe nell'ipotetica accusa a parte del mondo partigiano di collusione con il nemico nazi-fascista, o comunque di non perfetta aderenza con l'ideale professato dai propri sodali.

Un film sulla fede

In realtà nel film c'è molto di più. C'è anzitutto la figura de 'La grande farfalla”, leader del gruppuscolo di partigiani comunisti interpretato dal nostro Pierfrancesco Favino, uno dei tanti attori italiani ad aver preso parte al progetto, che, come lui stesso intelligentemente ha fatto notare, è di grande spessore morale e culturale, personaggio pronto egli stesso a interrogarsi sulla legittimità del suo combattere, a porsi il problema che 'quando saremo di fronte a Dio non conterà il colore della divisa che abbiamo indossato”.

Miracolo a Sant'Anna è infatti una pellicola che parla principalmente di fede, del rapporto dell'uomo con il mistero delle cose, posto all'interno di una matassa, quella della guerra, che da solo non riesce a dipanare.

La fede intransigente e giansenista del soldato semplice, quella stratificata e problematica del combattente da anni nascosto sui monti, quella salda e popolare del nostalgico fascista. Ma anche la non fede dello scapestrato, imbarazzato di fronte all'interrogativo 'se non credi nel Signore, perché ti interroghi sul fatto che permetta una tale strage”?

Lee veicola il suo primo film di guerra attraverso scene intriganti e dal pathos stringente e necessario, come quella dell'attraversamento del fiume da parte dei soldati coloured, incalzati dalla mefistofelica voce di Axis Sally, che suadentemente prova a innervargli un dubbio sulla giustezza della loro causa.

L'uso eccessivo della retorica

Ma purtroppo cade spesso, troppo spesso, nella retorica.

Anzitutto la retorica dello scontro razziale, del pesante conflitto sociale e culturale in atto in quegli anni tra bianchi e neri, perdendo del tutto quella prospettiva problematica che era stata il vero punto di forza di altri suoi film che pur parlavano di questo (come non pensare a Fa la cosa giusta), riducendosi a un semplice e schematizzato scontro tra buoni e cattivi.

Ma anche la retorica del più classico e banale film di guerra, che si alimenta esclusivamente con la ricerca della battuta ad effetto a buon mercato, sottolineata da una colonna sonora pomposa e di maniera.

Aspetti positivi e negativi si intrecciano in quello che è un film lungo e poliedrico, nel quale ci si può trovare di tutto data la stratificazione di senso di cui si fa portatore, cercando di non soffermarsi su una polemicuccia di piccolo cabotaggio che vorrebbe Lee quale improvviso revisionista reazionario di un pezzo di storia che è anche storia del popolo americano.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
Miracolo a Sant'Anna
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-04-03 04:18:10
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Dalle note di regia: "E' un film sulla Seconda Guerra Mondiale, brutale e terribile, un giallo che affronta eventi storici e la cruda realta della guerra. Ma e anche una storia di compassione e amore. C'e un elemento molto lirico, magico e mistico al suo interno". "Fa impressione pensare che prima di 'Miracolo a Sant'Anna', Spike Lee aveva firmato un capolavoro come 'When the Levees Broke' ('Quando si sono rotti gli argini'. Fa impressione perche quello che non funziona nella ricostruzione romanzata dei combattimenti in Toscana intorno alla Linea Gotica, nel 1944, e proprio quello che faceva la bellezza e il fascino del documentario su New Orleans devastata dall'uragano Katrina: il rispetto delle persone, delle cose, della realta. Possibile che un regista capace di restituire l'intensita e la disperazione così autentica e toccante delle persone sconvolte dal disastro meteorologico possa sembrare così falso e retorico quando racconta le persone alle prese con la guerra? Possibile che il regista di 'Miracolo a Sant'Anna' sia lo stesso di 'La 25ma ora', dove le angosce di un piccolo spacciatore diventavano le incertezze e le paure di tutta una nazione? Possibile che l'abilissimo burattinaio di 'Inside Man' finisca per ingarbugliare tutto, fili, dita e marionette, raccontando una storia cosi poco convincente? Perche il vero problema del film che Spike Lee ha tratto dai romanzo omonimo di James McBride e che ha scatenato un mare di polemiche tutte extracinematografiche e proprio quello di perdere subito la bussola e mescolare troppi registri e troppe (irrisolte) ambizioni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 3 ottobre 2008) "Alcune sequenze di combattimento sono da antologia del 'war movie', senza dubbio. E tuttavia i difetti restano molti. Tra gli altri, l'incapacita di dirigere gli attori italiani (quelli americani sono molto bravi), incluso un grande come Omero Antonutti." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 ottobre 2008) " E' piaciuto anche a noi se non altro perche riempie una bella lacuna nella cinematografia di guerra. Com'e noto, e il cinema ormai la nostra memoria. I testimoni del conflitto mondiale sono sempre meno. Ai loro ricordi si sono ormai sovrapposte le immagini dei film. E i film, dobbiamo ammetterlo, finora non hanno fatto un buon servizio alla truppe di colore. Le uniche (o quasi) sequenze stampate nelle nostre menti sono quelle dello stupro dei marocchini a Sophia Loren nella 'Ciociara'. Belle sequenze che però infilavano nell'inconscio dello spettatore l'idea che i neri allora in Italia avessero solo violentato e ucciso. Spike ha voluto ristabilire la verita e questo gli fa solo onore. Cioe ci ha ricordato che tra i molti americani che morirono per ridare la liberta agli italiani tanti, tantissimi avevano la pelle scura. E furono tantissimi perche, discriminati anche nell'esercito, se c'era qualcuno da mandare a macellare sceglievano loro, le mission impossible le rifilavano a loro, negli sbarchi (in Sicilia, ad Anzio) le prime ondate erano formate dai Buffallo Soldiers. Preoccupato troppo del messaggio, Spike ha commesso l'errore in cui era gia incappato ai tempi di 'Malcom X'. Ha messo troppa carne al fuoco, ha alternato a sequenze pregevoli altre decisamente di maniera, ha messo su un prodotto che dura almeno 40 minuti di troppo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 ottobre 2008) "Al regista non interessano i morti italiani di allora, ma morti (e soprattutto vivi) americani di allora e di oggi, cioe la divisione Buffalo presa come simbolo della condizione semilibera degli ex schiavi. Nella gara a chi e peggio, vincono gli ufficiali bianchi dell'esercito americano, ridotti a elemento di contrasto con la loro truppa, nera e ignorante, a tratti vile, ma fin troppo coraggiosa, come carne da cannone. Insomma, 'Miracolo a Sant'Anna' e un polpettone con qualche boccone digeribile." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 ottobre 2008) "Tutte le scene di guerra, di scontro, di battaglia sono concitate, bellissime; lo stile, i toni evocano i vecchi film sulla Seconda guerra mondiale. (...) Poi c'e l'ambizione (gia presente nel romanzo di James McBride da cui il film e tratto) di raccontare ogni sfaccettatura dell'umanita incancellabile persino dalla guerra, ogni aspetto di quel momento italiano: il che porta a immagini alte ma anche a bozzetti, banalita, macchiette. Miracolo a Sant'Anna non e il miglior film di Spike Lee: ma e un film di Spike Lee, quindi importante. L'ambientazione e tutti i valori produttivi sono perfetti: sembra di vedere le fotografie d'epoca, nel primo film prodotto dalla societa On My Own di Roberto Cicutto e Luigi Musini, ex Mikado. Le polemiche che hanno preceduto e accompagnato il film sono prive di senso, frutto di incultura, di localismo, di dilatazione dei media." (Lietta Tornabuoni, "L'Espresso", 16 ottobre 2008) "Nell'intento di scrivere una sorta di favola sullo sfondo della guerra - una favola in cui far convergere qualcosa di magico e di miracolistico, alcuni aspetti del conflitto tra bianchi e neri e in qualche modo l'eterna lotta tra il bene e il male che qui non risparmia neppure le brigate partigiane al loro interno - la regia non riesce a indirizzare il racconto su un percorso preciso. Non riesce neppure a rendere credibili i personaggi, soprattutto quelli italiani, ai quali ha applicato caratterizzazioni troppo stereotipate. Va un po' meglio con i soldati statunitensi, che non restano ingabbiati in cliche. Cosicche la parte più riuscita della pellicola - che peraltro ha suscitato reazioni contrastanti negli Stati Uniti - e quella che racconta le discriminazioni e i pregiudizi all'interno dell'esercito a stelle e strisce nei confronti dei soldati neri, usati come carne da macello. E siamo di fronte al tema centrale della pellicola, il razzismo, la cui denuncia da sempre caratterizza l'impegno civile e l'opera di Spike Lee (vedi Malcom X). Ma qui ci si ferma. (...) A sfuggire e, in ultima analisi, il senso stesso del film, confuso in tanti indizi di diverso segno. Di sicuro non e in gioco la verita storica, e accusare Lee di revisionismo appare eccessivo e fuori luogo, nonostante alcune dichiarazioni avventate dopo le critiche ricevute dalle associazioni di ex combattenti (...) Semmai lo si può accusare di essersi cimentato in una materia delicata con troppa superficialita, e con un soggetto tanto ambizioso quanto insignificante e inverosimile che ha finito per travolgere anche la sua mano di bravo regista." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 15 ottobre 2008)

Copyright © Cinematografo 2009.



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