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In viaggio verso sud
Turi Arcangelo Leofonte (Giancarlo Giannini) - il ragioniere della mafia pentito che fece arrestare quasi tutti i membri del clan Scalia - scontati gli undici anni di carcere si appresta ad essere liberato. Leofonte, con una nuova identità, deve raggiungere un luogo segreto in Sicilia, e la squadra del Questore Aggiunto Nino Venanzio (Raul Bova), la stessa che lo condusse in carcere undici anni prima, riceverà l'ingrato compito di scortarlo anche nel viaggio di ritorno. Ma non sarà una passeggiata: Rocco Scalia, figlio del boss accusato da Leofonte, per vendicare il padre e recuperare i soldi del clan rapisce il nipote del 'ragioniere”, costringendo la squadra capitanata da Venanzio ad affrontare nuovamente sparatorie, inseguimenti e attentati di ogni genere...
La mafia è solo il pretesto
Un pretesto, la mafia è solo questo nel film di Fragasso; resta sempre in secondo piano e serve soltanto per 'costruire” un film d'azione. Questa è la premessa dovuta a Milano Palermo – Il ritorno: lungi dal voler girare un documentario, lo stesso regista ha dichiarato 'io voglio fare solo un film di genere puro, che emozioni e che sia anche esportabile all'estero; non faccio documentari e non mi interessa il fatto di essere credibile. Nessuno lo chiede agli americani e non vedo perchè debba farlo io”.
E il film è proprio questo, azione in stile Hollywood, niente di più. Veloce, ritmato, con diverse sparatorie alla Die Hard e inseguimenti alla Mel Gibson. Alcune sequenze cadono nell'esagerazione, risultando poco credibili (ad esempio il conflitto a fuoco nell'albergo, durante il quale i poliziotti riversano sui mafiosi chili di piombo incuranti delle decine di civili nei paraggi), mentre anche nelle scene in cui è il lato romantico a farla da padrone troviamo scelte d'ispirazione hollywoodiana (che di per sè non sarebbe un difetto, se solo non risultassero così forzate). Esemplare di questa imitazione è la fuga in motoscafo dei malviventi, un must di ogni film d'azione statunitense che si rispetti; e gli stessi mafiosi, nei modi, nei vestiti che indossano e nelle movenze, assomigliano più ai gangstar americani che non ai criminali nostrani.
Le prove degli attori sono buone, con interpretazioni piuttosto naturali (per quanto possibile in un film del genere), anche se in vari frangenti neanche loro riescono a limitare gli eccessi della pellicola, gravati come sono da una sceneggiatura che evita ogni sviluppo psicologico.
Esagerato, ma consapevole di esserlo
Milano Palermo – Il ritorno è un film che rincorre l'azione "all'americana", senza curarsi della cornice in cui è inserito. Girare una pellicola con lo sguardo rivolto a Hollywood non sarebbe un delitto, a patto che il film risulti coerente nelle sue esagerazioni (come succede in diverse produzioni statunitensi); in questo caso, però, la narrazione resta imbrigliata in un limbo fra generi differenti - da una parte il filone dei film sulla mafia e dall'altra i film d'azione americani - dal quale non riesce a liberarsi. E, in definitiva, non sa trovare una propria identità.
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"Sono legione i brani d'altri film che Fragasso impasta in 'Milano-Palermo, il ritorno'. Il seguito del modesto 'Palermo- Milano', dove il sottotitolo assicurava invano 'Solo andata', ha più ritmo dell'archetipo, risalente al 1995. Un ritmo che è come certe spezie in certi ristoranti: rendere la bistecca avanzata ieri ghiotta polpetta dell'indomani. Quanto agli attori, si esprimono a livello di tv, anche quando hanno curricula illustri. Già nel primo film della serie, in dodici anni Romina Mondello dimostra che non ha imparato molto." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 23 novembre 2007) "Esemplarmente sciatto, il film fa rimpiangere i poliziotteschi, ma annuncia a fine carneficina col volto del piccolo che non è finita qui. Gli attori ce la mettono tutta, da Raul Bova anche producer a Ricky Memphis, oltre alle new entry del perfido Lo Verso, della Pession e De Rienzo, che nel suo film stava dall'altra parte." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 novembre 2007)
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