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"Le premesse del soggetto di Adam Schneinman e Robert Kuhn lasciano sperare uno svolgimento effervescente tipo 'A qualcuno piace caldo', ma il regista canadese di estrazione televisiva Kelly Makin non è il nuovo Billy Wilder. Sicché le disavventure del protagonista, susseguendosi secondo effetti prevedibili fra morti ammazzati e inseguimenti a rotta di collo, riescono a strappare solo occasionalmente qualche risatina". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 19 marzo 2000).
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