Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"Inconvenienti, due. Il modo di parlare delle commedie francesi, rapido come raffiche di mitragliatrici, con le battute affastellate a grande velocità e ritmo sveltissimo, nella lingua differente del doppiaggio italiano diventa per metà ridicolmente petulante e per metà difficilmente comprensibile. E Charlotte Gainsbourg, che ha sempre basato il suo fascino sul contrasto fra la faccia irregolare o bruttina e il corpo molto attraente, qui è presentata dal regista suo compagno in maniera da apparire più bella: arriva soltanto a essere banalmente caruccia, ed è un peccato". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 febbraio 2003) "'Ma faranno sul serio?' (...) Su questa pruriginosa curiosità, che comunque riguarda elementi non secondari nel funzionamento del divismo, si basa interamente il film diretto e interpretato da Yvan Attal, nel ruolo di un cronista sportivo consorte di un'attrice, il quale a poco a poco matura una malsana gelosia nei confronti dei colleghi impegnati in ruoli erotici con lei, e soprattutto verso l'attempato John. Lo spunto poteva bastare al massimo per un corto, e infatti la vicenda si ripete un po' e c'è una trama secondaria abbastanza inutile. Attal è un po' un franciosetto tutto mossette e maglie con le maniche lunghe. Ma la confezione è di alto livello, e Charlotte Gainsbourg non cessa di essere uno schianto. Da segnalare per par condicio una bizzarra scena, un po' alla Pozzetto ma divertente, con una troupe che lavora senza vestiti, e in cui viene esibita una inconsueta varietà di nudi frontali maschili". (Emiliano Morreale, 'Film Tv', 25 febbraio 2003) "Interpretato da una vera coppia, 'Mia moglie è un'attrice' sfrutta bene il gioco delle ambiguità. Chiaro che Yvan Attal, anche regista, non sta parlando di sé e di sua moglie Charlotte Gainsbourg (meno vistosamente sexy di quanto il ruolo vorrebbe). Ma come dice lui stesso, 'ci sono due modi di recitare: fabbricarsi una maschera o lasciarla cadere'. Inoltre i nomi sono i loro, molte situazioni sanno di vita vera. E il contrappunto 'di famiglia' dona a questa acuta commedia sull'essere e l'apparire un'andatura scanzonata da Woody Allen parigino. Sul finale magari il gioco si sfrangia, ma la scena del nudismo sul set è da antologia". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 febbraio 2002) "Scritta, diretta e interpretata da Yvan Attal, una commediola che non va oltre l'idea iniziale. Il duetto tra i due protagonisti, compagni nella vita, manca di convinzione; un po' meglio quello tra la sorella e il marito, che litigano sulla circoncisione del pupo in arrivo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 febbraio 2003) "Cinema nel cinema. Al quadrato. Yvan Attal, autore e attore, è davvero sposato con Charlotte Gainsbourg, come nel film, e nel ruolo della sorella c'è Eoémie Lvovsky che si dibatte sulla circoncisione ed è davvero una 'jewish mama' (...) Tutto un via vai di treni, equivoci, scenate per poi arrivare al previsto happy end, ma dopo che il regista ha rovistato in tutti i luoghi comuni della gente di spettacolo, inventando un'unica scena strepitosa, quella del nudismo. Il solito mathc tra i sentimenti piccolo borghesi e il genio sregolato, con la gente stupida che mormora. Storiella telecomandata, uno scherzetto di alta inutilità e prevedibilità in cui siamo costretti ad ascoltare litigi, spiegazioni, riappacificazioni. Attal fa di tutto per sembrare un Woody Allen francese: invano". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 febbraio 2003)
Copyright © Cinematografo 2007.