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Dalle note di regia: "Questa storia vive all'interno di un mondo molto circoscritto, ciononostante il tema che la caratterizza dall'inizio alla fine, e cioe il trionfo dello spirito umano sulle avversita della vita, e comune a qualsiasi cultura." "O Haru donna galante, se ci sei batti un colpo. Se Mizoguchi era spoglio, essenziale e lirico, Rob Marshall, dopo il magnifico 'Chicago' (citato in una danza) racconta l'epopea di una piccola grande geisha nel Giappone dagli anni '30 al dopoguerra protetto dal budget spielberghiano, da una magica fotografia di Dion Beebe, dal romanticismo del melò esotico, in una cornice drammatica degna di Lillian Gish o di Lindsay Kemp. (...) Fra le geishe, la migliore e più perfida e Gong Li, ma la rivelazione si chiama Ziyi Zhang. Difficile palpitare ma abbandonatevi all'estenuante racconto di 140 minuti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 dicembre 2005) "Esteso su un lungo arco temporale, il film e illustrato con grazia, commovente a comando, lieve come la seta di un kimono, ma altrettanto inconsistente." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 dicembre 2005)
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