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Filumena, figlia vivida e bellissima di una realtà povera e degradata, conosce nel postribolo in cui lavora il ricco Don Domenico Soriano, e dall'incontro imprevisto i due danno vita a una relazione sentimentale non proprio armonica: lei, dal cuore grande e sincero, sogna di diventare una signora accanto all'uomo di cui è innamorata, espiando così un passato avvilente, mentre Domenico, che pur gradisce la compagnia della giovane, circoscrive la propria sfera di interesse allo sperpero del dio danaro, sempre dettato dalla noia borghese. Dopo essere stata amante, poi domestica e infine sfiorita dagli anni, Filumena, fingendosi in punto di morte, riesce finalmente a farsi sposare da Domenico il quale, scoperto il raggiro, è risoluto a sciogliere il matrimonio; la donna, sperando in un ripensamento, gli rivela di avere tre figli, dei quali uno appartiene proprio a lui…
Un'amara commedia all'italiana
Vittorio De Sica traspone la celeberrima commedia di Eduardo De Filippo Filumena Maturano (scritta nel 1946), conferendo al suo adattamento un notevole margine d'autonomia registica, e padroneggiando sapientemente il mezzo cinematografico: ringiovanisce i protagonisti (Filumena, a teatro, interpretata da Titina De Filippo, è una donna molto più matura rispetto alla corrispettiva cinematografica della Loren); alle quinte sceniche sostituisce lo sfondo della Napoli postbellica; il cipiglio popolar-esistenzialistico eduardiano cede il passo a un'ironia di fondo che irrora tutta la pellicola, pur conservandone l'originario retrogusto agrodolce.
Matrimonio all'italiana non cede mai alla risata sguaiata, piuttosto a un riso amaro, in quanto commedia che accentua i toni del travaglio individuale di Filumena, donna segnata da un passato squallido e deplorevole che lotta per ciò che una madre ha di più prezioso; i propri figli. Con artigli da leonessa, affronta l'avanzare degli anni, le vessazioni e le umiliazioni di Domenico, che la mantiene, dopo averla sottratta dalla squallida realtà di un lupanare, per renderla sua concubina prima, domestica e serva poi, ma mai una signora, impegnato com'è a seguire le ultime mode in fatto di capi d'abbigliamento, a sistemarsi impeccabilmente la capigliatura – con un gesto che Mastroianni rende sapidamente – , a sfarfallare appresso alle ventenni in fiore.
La dimensione eroica del personaggio di Filumena risiede proprio nella sua tenacia, prostituta redenta attraverso l'amore e la maternità, donna che non cede alle ingiustizie di una società iniqua e subdola, all'egoismo maschile gigionesco e cicisbeo, femmina che contrappone sempre il sentimento sanguigno e viscerale del cuore alla reificazione sciatta e dominante.
Un successo assicurato
Quando uscì nelle sale italiane e mondiali (nel 1964) la pellicola riscosse subito un successo straordinario. E le componenti ci sono tutte. Dal premio Oscar De Sica (per Ladri di biciclette, 1948) al cast di attori, con un Mastroianni interprete sempre straordinariamente naturale e disinvolto, rappresentante di un'epoca cinematografica tanto fulgida quanto lontana; ma oltre ai nomi eccellenti, una serie di macchiette arricchiscono il film del sapore popolare partenopeo che gli è proprio (fra gli altri Tecla Scarano, Nastro d'argento come migliore attrice non protagonista).
Infine Sophia, protagonista assoluta, imprime una pienezza interpretativa intensissima, perché infonde spessore emotivo al personaggio raccogliendo un'eredità all'apparenza gravosa – quella di Titina De Filippo, alla quale è dedicato il film – ma affrontata con grande consapevolezza attoriale.
La sua interpretazione caratterizza diversi stadi della vita di Filumena, seguendo armonicamente la struttura narrativa del film: ne osserviamo la prima apparizione nel presente finzionale, portata in processione, in fin di vita, tra urla e schiamazzi popolani, per poi vederla – attraverso un flashback di memoria – diciassettenne, nel primo incontro con Domenico, con i capelli corti e un filo di trucco in volto per metterne in risalto l'innocenza e l'ingenuità; poi nel pieno di tutta la sua femminilità, con una scelta di trucco e costumi che mettono in risalto un tripudio di bellezza mediterranea; infine, nuovamente nel presente filmico, sciupata, appassita, segnata dallo scorrere degli anni e del dramma interiore, ma accesa di enfatiche vampate di pathos. Tutti accorgimenti che suturano gli ampi sbalzi temporali, e che innalzano il nome della Loren al di sopra degli altri, fuoco vivo della pellicola, depositaria di una napoletanità unica e vulcanica, riconosciuta e ammirata in tutto il mondo grazie anche ai numerosi riconoscimenti artistici ricevuti in carriera – per Matrimonio all'italiana due Golden Globe, una nomination all'Oscar e un David di Donatello. DVD Caratteristiche tecniche
Formato video: 16/9
Formato audio: italiano mono
Sottotitoli: italiano
La qualità audio/video risulta gradevole, e nonostante gli anni questo classico del cinema italiano si offre a noi in tutto il suo splendore.
Contenuti speciali
Trailer
Intervista a Matteo Spinola
Il contributo di maggiore interesse, nel quale l'attore (nonché addetto, dal 1960 in poi, ai lanci promozionali di diversi film, fra i quali La ciociara), riporta alla memoria aneddoti sulle personalità di maggiore spicco all'interno del set: De Sica, la Loren e Mastroianni, i loro rapporti professionali, la grande stima reciproca. Pone attenzione inoltre sulla discendenza eduardiana del film, e sull'eccellente successo che la pellicola ebbe all'uscita nelle sale, forte della fama che vantava il personaggio di Filumena Marturano, caposaldo della drammaturgia italiana del Novecento.
Biografia e filmografia del regista e degli attori principali
Galleria fotografica
Riconoscimenti artistici di Sophia Loren
Carrellata di premi vinti nell'arco di una straordinaria carriera, tra i quali spiccano l'Oscar per La ciociara e i premi per Matrimonio all'italiana.
Crediti
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