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"Pomposa coproduzione europea che rasenta la verità storica e preferisce una vistosa spettacolarità, i costumi sfarzosi, l'impudenza d'una rappresentazione più creativa che coerente, di un affresco epocale più fantastico che realistico. (...) La Belmont mira a un cinema caleidoscopico, colorato e corporale, pieno di humour grottesco e di eros libero, ma - anche se Sophie Marceau se la cava bene - il film, alla fine, lascia un senso d'inutile dispendio d'energie e di necessità". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 9 dicembre 1997)
"Alla sua quarta regia, Vera Belmont, produttrice di una trentina di film tra cui 'Farinelli', non ha badato a spese e si vede: uno dei sicuri valori di 'Marquise' è lo sfolgorante sfarzo delle scene e dei costumi, firmati dagli italiani Gianni Quaranta e Olga Berlutti. E, come sempre da 'Barry Lyndon' in poi, cipria e parrucche sono controbilanciate da realistiche inzaccherate di polvere e fango, cosicché nell'insieme la cornice risulta robusta e credibile. Mentre la vicenda di intrighi, amori e amorazzi che vi si svolge inzeppata com'è di personaggi storici, rimane finto-manieristica. Comunque i dialoghi sono scorrevoli e interpreti di buon livello fanno corona alla protagonista, incarnata con vivacità modernista da Sophie Marceau: la quale tutto sommato poteva accontentarsi del risultato ed evitare di riempire le cronache del suo rapporto conflittuale con la regista". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 10 dicembre 1997)
"Nei limiti di un genere ormai poco frequentato, potrebbe perfino piacere: la ricostruzione d'ambiente è attendibile e gli interpreti, vistosamente imparruccati, non sprofondano nel 'macchiettone' in costume. (...) Tra sguardi voraci e recite a corte, cioccolatini avvelenati e rivalità artistiche, il film celebra nel finale in chiave Eva contro Eva, con la servetta che sostituisce felicemente la diva nelle repliche di Andromaca, il senso della vicenda, riassumibile nella frase: 'Recitare significa accettare di morire...'. Sbaglia Sophie Marceau a prendere le distanze. Dal contesto un po' impolverato lei esce comunque bene: è credibile nelle scene di danza e porta nel personaggio un notevole mix di grinta e sensualità. Fa di Marquise una donna moderna, non a caso più in sintonia con la comicità universale di Molière che con il classicismo pomposo di Racine". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 6 dicembre 1997)
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