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Viene il sospetto che il regista Leonard Nimoy (quello di Tre scapoli e un bebè) e i suoi sceneggiatori avessero anche l'ambizione di parlare di cose serie, quali solitudine e disperazione, sogno di riscatto, nostalgia della famiglia: ma poi sullo schermo si finisce col ritrovare solo la storiellina dei bisticci matrimoniali tra una coppia mal assortita ed il più ovvio meccanismo a lieto fine dell'inseguimento innescato dall'arrivo di un agente del Fbi, incaricato di recuperare il malloppo. Relegato nel piccolo ruolo del capo degli Hutteriti, Armin Mueller-Stahl ha poche occasioni per far valere la sua classe di commediante. (Il Secolo XIX, Aldo Viganò, 27/6/95) Non c'è molto altro da dire, salvo che i colori sono brillanti. Arquette è molto ridicola e tracagnotta nel costume hutterita, il consorte dodicenne sviene di quando in quando senza molto talento, non si riesce a provare un solo attimo di interesse per questa storia dissennata e gli Hutteriti meriterebbero di essere trattati più seriamente. E questo è il cinema americano che conquista il mondo? (Repubblica, Irene Bignardi, 25/6/95)
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