Database dei film

Maradona - La Mano De Dios Recensione

Guarda lo speciale di Maradona - La Mano De Dios

"Maradona - La mano de dios" recensioni

Scheda Film
Maradona - La mano de dios
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-03-30 14:00:20
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Ascesa e declino di Diego Armando Maradona

La vita di Maradona, dall'infanzia ad oggi. Selezionato, ancora bambino, dall'Argentinos Junior, permette alla sua famiglia di uscire dalla povertà e di vivere in una vera casa, passando poi al Boca, al Barcellona e infine al Napoli, dove viene acclamato come un re. Ma con il successo aumentano anche i profittatori: Maradona si circonda di personaggi inaffidabili e opportunisti, e viene portato sulla via della droga. Sarà proprio la cocaina a segnare, lentamente, il suo declino fisico e psicologico fino alla parziale ripresa (e gli altalenanti equilibri) degli anni recenti.

Il volto pubblico e quello privato

Raro caso di biopic nostrano, seppur recitato in spagnolo (com'è ovvio) e coprodotto dagli iberici, 'La mano de dios” si rivela un progetto piuttosto ambizioso, non solo per il dispiego di mezzi, ma soprattutto perché copre quasi quarant'anni della vita di un personaggio entrato nell'immaginario collettivo di ognuno, che si ami il calcio, che lo si detesti o semplicemente lo si ignori. Inutile dire quanti siano i rischi di un'operazione simile: la vita di Maradona è stata piuttosto 'scomoda”, per la dipendenza dalla cocaina come per gli episodi di gioco o per le frequenti dichiarazioni contro il sistema calcio; la sceneggiatura, scritta a sei mani, decide di accettare questi rischi e, nonostante sfiori solamente i rapporti (più o meno involontari) di Maradona con la camorra napoletana, per il resto racconta senza troppe censure gli eccessi del personaggio, ma con una scarsa presa emotiva nei risvolti drammatici. In effetti gli aspetti privati della vicenda, piuttosto deboli, hanno il gusto scontato della telenovelas, e a questi si fa preferire il lato più spettacolare, costituito in gran parte da filmati di repertorio (e dunque il merito va riconosciuto più alle giocate 'storiche” di Maradona che al regista). Ad ogni modo Marco Risi, nella parte più riuscita del film, quella dedicata all'infanzia, gira qualche divertente sequenza di gioco con il Maradona bambino (un bravissimo Gonzalo Alarcon), ma non riesce ad evitare alcune cadute nel ridicolo involontario (l'amplesso alternato alle immagini dei gol, con Maradona che passa dall'adolescenza alla vita adulta).

Buona la performance di Marco Leonardi, merito anche di una somiglianza fisica più che discreta.

Al termine dell'anteprima stampa abbiamo incontrato Marco Risi e Marco Leonardi, che ringraziamo per la disponibilità e la cortesia:

Cosa l'ha spinta a scegliere questo soggetto?

Risi: Mi piacciono le persone. Mi piacciono i film sugli uomini, quelli che raccontano i conflitti umani: in questo caso mi piaceva proprio che il conflitto non fosse tanto fra Maradona ed altri personaggi, ma fra Maradona e se stesso, fra il genio del calcio e l'uomo incapace di gestirsi. Credo che lui abbia qualcosa in comune con Charlie Parker, il jazzista che quando arriva a suonare quella particolare nota sa di aver raggiunto l'apice, sa che da quel momento in poi niente sarà più come prima. Maradona quella nota l'ha suonata, l'ha suonata tante volte, e forse questo lo ha portato sulla via del dolore; si aggiunga il fatto che lui cercava di provare nella vita quella stessa adrenalina che provava in campo, ed ha pensato di trovarla nella cocaina.

Nel film, attraverso i flashback, si insiste molto su Maradona che si ripensa bambino…

Risi: Si, credo che quella sia una parte molto importante, non solo nel film ma anche in ognuno di noi. Invecchiando ci si ricorda dei più grandi momenti di gioia, e io credo che lui, da bambino, povero, sia stato molto felice: il ricordo di questo bambino che sorride e che ad un certo punto lo guarda e vede l'adulto, senza essere ancora contaminato, è una cosa che a lui fa piacere e gli dona un momento di serenità.

Ne ha parlato anche con lui, di questo?

Risi: No, di questo no. Abbiamo parlato del film, del rapporto con la cocaina, e lui ha capito la natura del nostro progetto. Questo non lo spaventava, anche perché non si è mai nascosto dietro un dito e non ha mai negato nulla: ha ammesso ogni cosa, ed ha sofferto molto.

Sono rari i film italiani che trattano il calcio. Per quale motivo, secondo lei?

Risi: Ho molte risposte a questa domanda. Anzitutto, negli anni Cinquanta ci sono stati diversi film sul calcio, ma si sono rivelati un fallimento. Certo, poi negli anni Ottanta è arrivato il successo di Carlo Vanzina con Eccezziunale veramente a smentire tutto questo… la difficoltà del calcio, però, sta nella rappresentazione delle partite: è lì che iniziano i problemi, perché mettere degli attori che giocano a calcio è abbastanza ridicolo. Mentre con la boxe si riesce a fare finta, con il calcio è molto più difficile simulare e rendere credibile, anche a causa del numero di giocatori coinvolti. Personalmente, ho scelto di inserire poco dei festeggiamenti per gli scudetti del Napoli, perché sarebbe stato un problema trovare dei sosia di Giordano, Careca, Bruscolotti… diventa tutto un po' troppo finto. Ho quindi optato per le immagini di repertorio, limitandomi a filmare delle partite simulate solo nella parte dedicata al Maradona bambino.

Perché ha scelto il gol con la mano come emblema del film?

Risi: Perché credo sintetizzi il personaggio in questione. La sua libertà, la sua capacità di dire quello che pensa senza avere paura delle conseguenze: 'la mano de dios” è stata una risposta abbastanza geniale dopo quel gol, e uno che dice una cosa del genere merita simpatia, almeno da parte mia. Se però lui avesse segnato solo quello e l'Argentina avesse vinto solo grazie a quello non mi sarebbe piaciuto; dopo quello Maradona ha segnato il gol più bello della storia del calcio, undici tocchi in porta. Pochi sanno che quella azione era nata due anni prima: l'aveva fatta identica a Wembley proprio contro l'Inghilterra, però in quell'occasione invece di dribblare il portiere aveva tirato sul palo lungo e la palla era uscita di poco. Fu il fratello Ugo a dirgli che avrebbe potuto saltare anche il portiere, e così fece nella partita di Messico '86. Quella mano è però anche il simbolo, per chi crede, del fatto che Dio sia quello che dà e quello che toglie: a lui ha dato molto e ha dovuto togliere molto.

Hai dovuto recitare in una lingua diversa dall'italiano?

Leonardi: Si, perché il film è recitato interamente in spagnolo. Il resto del cast è composto da bravissimi attori argentini, ed io ho dovuto recitare in spagnolo con l'accento tipico di Buenos Aires: all'inizio questo mi spaventava, ma allo stesso tempo mi ha aiutato moltissimo ad entrare nel personaggio, ad imparare le sue movenze e i suoi atteggiamenti tipici.

Come hai preparato il tuo personaggio? Hai incontrato Maradona?

Leonardi: Io personalmente non l'ho incontrato, ma il regista si, ed è stato lui ha fornirmi le indicazioni principali. Per fortuna esistono moltissimi filmati di Maradona, e sono stati molto utili alla mia preparazione: i filmati sulla sua vita e quelli sulle sue giocate. Da quelli in cui lo vediamo dribblare il portiere e poi fermarsi per far segnare un compagno si può capire la sua generosità. Maradona in campo è un leader, e lo è anche nella vita privata, fra i suoi amici.

Il film cerca di mostrare il suo lato più intimo…

Leonardi: Si, e sicuramente non è stato facile. Devo fare i complimenti a Marco Risi perché è riuscito a farlo con rispetto ed eleganza: d'altra parte, il film rivela anche delle verità sconosciute, e mostra in alcune scene un Maradona molto polemico nei confronti dei poteri forti del calcio. Proprio per questo è diventato un personaggio molto scomodo.

Come mai hai desiderato così tanto questo ruolo?

Leonardi: Perché, crescendo, Maradona è stato il mio mito. Chi ama il calcio di conseguenza ama Maradona, è inevitabile: non ci sarà mai nessuno come lui. Per la simpatia, per le giocate… per tutto.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Maradona - La Mano De Dios
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-17 04:01:18
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Perché sottolineare fin dal titolo un episodio sportivo quando lo sport nel film sembra essere l'ultima delle preoccupazioni del regista? Probabilmente perché di fronte all'unico giocatore che è riuscito a strappare a 'o rey' Pelè il titolo di più grande di tutti i tempo, si finisce per non poter fare a meno del calcio, anche se si vorrebbe relegarlo a cornice, a tela di fondi di una storia prima di tutto umana. E questo è in effetti il primo e più grande limite del film di Marco Risi (...) Si capisce che Risi abbia voluto stare attento alle conseguenze legali di certe affermazioni, che abbia smussato molte punte del film, ma è anche vero che alla fine il suo non sembra più l'occhio di un regista ma quello di un puntiglioso burocrate che registra nello stesso modo piccoli e grandi episodi, tragedie e scappatelle, epica e cronaca, più attento all'inventario che all'analisi e al giudizio. Finendo per smorzare quel poco o tanto di mitico che ha significato per tutti il personaggio Maradona." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 marzo 2007) "Non è un capolavoro, è anzi un film un po' rozzo ma regala qualche emozione autentica."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 30 marzo 2007) "La vita di Maradona diventa una via di mezzo fra il melodramma sudamericano e la sceneggiata napoletana, con tutti i salti logici e le esagerazioni visive che competono a due generi così 'estremi'. Ci sono forzature e mancano momento importanti (come la semifinale di Italia '90) con quel 'hijos de puta' indirizzato ai tifosi italiani e mormorato in mondovisione), ma nel complesso il film si lascia vedere, anzi, si impone grazie all'overdose di emozioni che Risi ci scarica addosso. Alla fine 'La mano de Dios' diventa una parabola sulla difficoltà di rimanere se stessi nel duro mondo dello show-business. E se volete leggerlo come un cripto-film su Vallettopoli, liberissimi: a condizione di ricordarsi che Maradona era mille volte più grande di Lele Mora." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 30 marzo 2007) "Il film lo abbandona grassissimo, piangente, legato al letto in clinica: eppure ne salvaguarda sempre l'allegria, la vitalità, la bravura, l'arroganza che costituivano parte del fascino del campione che a sedici anni era già in serie A. Nessuno sarà mai come Maradona, però Marco Leonardi un poco gli somiglia e lo rappresenta bene. Lo stile della narrazione, sovrapposto, non infastidisce affatto: è spesso presente un momento simbolico, la caduta in un pozzo durante l'infanzia, parallela alle cadute ripetute della giovinezza e della maturità." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 marzo 2007) "Kusturica pensaci tu. Parafando il celebre cooro dello stadio San Paolo di Napoli, 'Maradona è meglio 'e Pelè', c'è da sperare nel documentario del grande regista slavo. 'Maradona, mano de Dios' di Marco Risi, infatti, non riesce nella titanica impresa di raccontare Dieguito, straordinario genio del pallone. (...) Il regista, attento a non scontentare il clan Maradona e, forse, al non voler passare da agiografo, regala un santino un po' patetico di una vittima predestinata dalle proprie debolezze. Non capendo che Maradona è un fascio di nervi, tutto sensibilità, ingenuità e spirito rivoluzionario. Ma anche populismo, irrazionalità, egocentrismo altruista. Eccessivo nei pregi e nei difetti e di una forza straordinaria, entrambi non resi in una bio-fiction simil televisiva e dallo stile, soprattutto nel montaggio, discutibile. Per intenderci: il più grande calciatore del mondo è come Chavez, ma qui è raccontato come Idi Amin Dada. Peccato." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 30 marzo 2007) "Piacerà a chi, come noi, ai tempi di 'Mery per sempre' e 'Ragazzi fuori' era disposto a giurare che Risi sarebbe diventato uno dei grandi del nostro cinema e ora lo ritrova a biografare assurdamente el Pibe e a paragonarlo a Che Guevara."(Giorgio Carbone, 'Libero', 30 marzo 2007) "Erudito dal padre Dino, consapevole dal 1950 degli 'Eroi della domenica' (da lui scritto) che 'film sul calcio fa fiasco', Risi opta per il film sulla droga. Ma, per fortuna sua e dello spettatore, Maradona non è solo un drogato: è un eroe nazionale, che l'Argentina ama, come i Peròn e il Che. Marco Leopardi già giovanissimo calciatore nell'indimenticato 'Ultimo minuto' di Pupi Avati si conferma - nel ruolo di Maradona - il bravo attore che è e che, ora forse anche l'Italia, dopo Hollywood, riconoscerà come tale." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 30 marzo 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.



BLOG GOSSIP & CELEBRITY

Scopri tutti i gossip e i pettegolezzi sulle Star di Hollywood più amate...

Leggi il Blog

TRAILER

http://it.movies.yahoo.com/speciali/trailer/ Trailer, clip, video e interviste dei film in uscita prossimamente...

Guarda i trailer più recenti

FILM IN USCITA QUESTA SETTIMANA

News e gossip sul tuo cellulare

Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui

Database dei film