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"Il film ha un garbo che si impone fin dal principio, un andamento scorrevole con le pause e le accelerazioni poste al punto giusto. Attrice duttile e intelligente, Margherita Buy sa graduare i passaggi dai momenti comici ai parossistici e ai sentimentalismi." (Francesco Bolzoni, "Avvenire", 1° febbraio 1992). "Si ride senza risparmio e senza pentirsene dopo. Segno che l'alchimia fra il poliedrico Verdone e Margherita Buy e perfetta." (Tullio Kezich, "Il Corriere della sera", 1° febbraio 1992). "Il film, pur parlando di nevrotici, si snoda compatto e fluido, persino rilassato nei dialoghi intelligenti e nelle situazioni comicamente gustose." (Alfio Cantelli, "Il Giornale", 1° febbraio 1992). "Qui Margherita Buy si conferma interprete sensibilissima." (Fabio Ferzetti, "Il Messaggero", 2 febbraio 1992) "Il merito di Verdone, che si e scritto la sceneggiatura in collaborazione con Francesca Marciano, e nella costruzione di un racconto in cui i tempi comici sono dosati al millimetro, i dialoghi non perdono un colpo, e, soprattutto, i due personaggi sono analizzati con malizia in tutti i loro risvolti psicologici, facendone qualche volta perfino delle macchiette." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 1° febbraio 1992). "Il nuovo film di Carlo Verdone, scritto con Francesca Marciano, e divertente e intelligente." (Lietta Tornabuoni, "La Stampa", 7 febbraio 1992). "[...] Il film, non a caso ritirato dalla giostra di Natale, si fa vedere d'un fiato ma non concede sconti sul piano del gusto, del ritmo e della confezione: anzi, ispirandosi ad un taglio 'americano' rapsodico (un po' 'Harry ti presento Sally', un po' Woody Allen) conferisce a Verdone il salvacondotto definitivo per trasbordare dal cinema di caricature al cinema di caratteri. [...] Il film sceglie a poco a poco soluzioni più dichiaratamente comiche ma non viene mai meno l'opzione di follia che rende sfaccettati i personaggi. Verdone ha il coraggio, tra l'altro, di farsi abbastanza da parte e di concedere spesso e volentieri la scena a Margherita Buy. [...] Si ride a volonta, senza dover pagare un tributo all'egotismo pretenzioso del campione di boxoffice." (Valerio Caprara, "Il Mattino", 8 febbraio 1992)
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