Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"Film forse percepito come favola moderna, corale, di un'umanità disorientata, che barcolla, oggi come ieri, alla ricerca di qualcosa di impreciso, di un qualche punto di riferimento che non riesce a intravedere, di un qualche perché che dia senso al vivere e al morire. Film non facile, comunque, e tuttavia interessante per quel tentativo di rievocare una cultura mista di religiosità e superstizione, di crudeltà e di sogni, di determinazione e contraddizione, facendola apparire come metafora di una oggi per altri versi simile a quello, e ripetizione in chiave moderna dei sentimenti, i vizi, gli abusi, le inquietudini e le aspirazioni di sempre. Film che non propone nulla di preciso, ma crea ambienti e atmosfere che invitano a riflettere, il senso di nullità e di vuoto che esige per contrasto una qualche via d'uscita, con un perenne sottofondo di citazioni bibliche, brani evangelici ripetuti insistentemente, preghiere, simboli, suggestioni." (Segnalazioni Cinematografiche, vol.115, 1993)
"Con "Magnificat" film destinato a restare nella storia del cinema italiano Pupi Avati pare voler aprire un terzo tempo nella sua narrativa." (Francesco Bolzoni, L'Avvenire)
"Abbandonate le storie corali emiliane contemporanee narrate in passato con tanta affettuosa crudeltà, intelligenza e malinconia, lasciata l'America provinciale dove ha girato gli ultimi due film, "Bix" e "Fratelli e sorelle", dislocandosi nel tempo e nel sentire Avati ha realizzato una delle sue opere più sorprendenti e anche inquietanti: si oscilla tra il sollievo di non essere nati alla vigilia dell'anno mille e il timore di trovarsi davanti a un medioevo prossimo venturo." (Lietta Tornabuoni, La Stampa)
"Il film è forse il migliore uscito finora dalla fucina dei fratelli Avati, Antonio produttore e Pupi regista." (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera)
Copyright © Cinematografo 2006.