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"La regia è di Richard Benjamin, con larga pratica di commedie di questo tipo: qui disegna con furbizia i caratteri, ride o sorride un po' di certi usi americani, privilegia ritmi scorrevoli ed accenti leggeri: con tutta la disinvoltura necessaria. Lo aiutano gli interpreti, soprattutto Whoopie Goldberg, sprizzante scintille ed euforie ad ogni passo, specie quando scorrazza in bicicletta per le vie della città; bene incisi, però, al suo fianco, anche Ted Danson, lo scioccolone svagato che mette la testa a posto, e la graziosissima Nia Long, una figlia tutta spume." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 settembre 1993)
"Se il messaggio rassicurante si inserisce in un clima di rinnovata tolleranza razziale, dopo i feroci scontri di Los Angeles, la commedia gioca con gli ingredienti classici del genere, amplificando al massimo le differenze culturali tra i due contendenti per rendere più colorita la schermaglia amorosa. Con la faccia che si ritrova, Ted Danson difficilmente beccherà un Oscar, ma come "palla" della bisbetica Whoopi Goldberg non è male. A quando un figlio insieme?" (Michele Anselmi, 'L'Unità')
"Indovina chi viene a cena. Genitori virtuali e composti dissidi razziali, inseminazione artificiale e integrazione sentimentale. E ancora: figli in provetta, famiglie in prova, affetti provati. 'Made in America' è l'esempio più recente di commedia al passo con i tempi: equivoca con l'attualità e sdrammatizza le etiche incertezze della scienza, flirta sopra le righe con l'osservazione del costume e sorvola con grazia un po' stordita sulle psicologie. Insomma, si fa guardare con piacere.
E gran parte del merito va a Whoopi Goldberg." ('Il Messaggero')
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