"Per andare sul sicuro Enrico Montesano ripercorre in 'A me mi piace' gli antichi sentieri della commedia brillante, con soste frequenti nella farsa, a lui congeniali. E infatti cade in piedi. Benché, gli spunti iniziali del racconto si perdano per via, e tutto vada troppo per le lunghe, il film ha momenti allegri, e il confronto tra l'aggressivo Mike americano e l'occhialuto italiano che per amore mangia gli spaghetti crudi, offre ameni passaggi. Siamo nel cinema leggero, con gags di varia qualità e personaggini di fianco, dove il regista Montesano non mostra ancora di possedere uno stile personale, ma l'attore sa conservarsi i favori popolari per la sua recitazione spigliata e più d'un pizzico di sana mattana. Fra gli altri interpreti mentre l'americano Don Doby fa Mike senza sforzo, e, Lara Wendel è una disinvolta ereditiera, si ha il piacere di incontrare Rochelle Redfield, una fotomodella texana di fresca avvenenza, nemmeno incapace di recitare la parte affidatale; resa più arguta da come la soave fanciulla storpia la lingua italiana. Le musiche di Vincent Tempera e le canzoni di Fabio Concato e Mike Francis aggiungono gaiezza." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 4 Dicembre 1985) "Desideri ha saputo conferire qua e là, specie in certi panorami milanesi, dei toni persino lirici ed effusi, secondo note sentimentali che, anche queste, corrispondono all'indole di Montesano attor comico 'con sentimento'. Come, del resto, è ben visibile qui anche nella sua recitazione, equamente divisa fra le gags ed i sospiri (sia pure, questi ultimi, messi in burla almeno per metà). Poco da dire sugli altri interpreti: Rochelle Redfield, la donna contesa, è bella, anzi bellissima, ma non so se reciti davvero, gli altri, Don Doby, Lara Wendel, Renato Scarpa, Anna Marchesini, mi son sembrati un po' sfocati: come non si addice a caratteri di commedia. Molto da dire, invece, e questa volta in negativo, sul titolo. Le leggi italiane tutelano il paesaggio, vietano la bestemmia e il turpiloquio, ma non comminano pene detentive a chi inquina la grammatica. Non mi piace. Nei nostri film l'italiano lo si parla già piuttosto male, se però si arriva a scriverlo male anche nei titoli, e sui manifesti in strada, non ci si salva più. Caro Enrico, fai ammenda ed emetti un comunicato in cui ci garantisci che, almeno in casa, dici sempre 'a me piace'. E per il titolo 'infame' dichiarati 'pentito'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 Novembre 1985) "Dietro la Redfield, che tiene bene il quadro nelle canzoni, ma anche nelle scene intime, l'attore-regista può giocare ci nascondersi con la noncuranza di chi pensa: 'Tanto, chi mi guarda veramente?'. Del resto, lui s'è cautelato contro l'invadenza visiva della ragazza-spot tenendola fuori campo per metà del film, il tempo per aggiustarsi a suo modo i panni di protagonista, molti primi piani, molti sguardi in macchina, sospiri e mezze parole. Che tipo strano Montesano. Potrebbe essere l'attore comico dell'età di mezzo, il brillante che ci manca (uno come Dorelli, per esempio, ha già troppe rughe) e ogni volta sembra che cerchi qualche pretesto per rimandare l'impegno chiarificatore. Fa e non fa, dice e non dice (a differenza che in teatro dove si buttò a strafare in 'Bravo!'). Qui ha scelto di dirigersi probabilmente per non soffrire troppi stimoli e imposizioni. Il copione di Toscano-Marotta lo lascia veleggiare eccessivamente tranquillo sulla commedia di situazioni; si capisce che tende ad essere più attore che comico, ma i modelli di regia sembrano Castellano e Pipolo, magari bisognerebbe puntare a una formula, come dire, più elevata." (Stefano Reggiani, 'La Stampa', 16 Dicembre 1985)
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