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"Il coraggio di Sorrentino è di scommettere su due perdenti, non su un 'martire' alla maniera di Marco Tullio Giordana che coi 'Cento passi' l'anno scorso proprio a Venezia commuoveva una critica pronta fino alle lacrime, a certe lacrime. Sorrentino non cerca simpatie pelose, schierandosi fra i 'buoni' contro i 'cattivi' per antonomasia della mafia. Accenna, ma non s'appiglia alla camorra, che pure c'era e c'è, nel calcio come nello spettacolo. I suoi Pisapia sono vinti da un nemico non sempre colto come tale; il sistema mediatico tutto sesso & soldi. Nell'Uomo in più' nessuno è completamente buono, come nessuno è completamente cattivo". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 1 settembre 2001) "È' probabile che letto in sceneggiatura fosse molto invitante, ma trasportato nel film difetta di sviluppo e ragioni: rimane lì appeso, non sfruttato. I due destini s'incontrano solo alla fine per un epilogo che dietro l'abbandono dell'uno fa presumere la resurrezione dell'altro (...) certo, il debutto di Sorrentino si inscrive in quell'effervescenza creativa napoletana che da tempo dà vita a un polo di riconosciuto protagonismo, e questa Mostra ne darà ripetutamente dimostrazione". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 1 settembre 2001) "Con personaggi simili, e una struttura 'forte' come quella delle vite parallele, era facile cadere nel meccanico o nel patetico. Ma Sorrentino ha estro e durezza sufficienti per guardare i protagonisti dall'esterno, dettagliando con bel gusto per ambienti e comprimari la rete di incontri, relazioni, debolezze, casualità, che farà di loro ciò che sono. Per poi regalare a sorpresa un riscatto finale al personaggio che sembrava meno meritarlo, ma che nella sua appassionata megalomania e amoralità diventa un campione di libertà, di coerenza, di coraggio, soprattutto nel mondo della mercificazione e del neoconformismo trionfanti". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 settembre 2001)
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