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L'Uomo Di Vetro Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-15 10:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Guarda il trailerÈ davvero una bella sorpresa L'uomo di vetro di Stefano Incerti, tratto dal romanzo omonimo di Salvatore Parlagreco (ed. Bompiani), e ispirato alla vicenda di Leonardo Vitale, giovane capodecina e primo pentito mafioso che negli anni '70 iniziò a fare nomi e cognomi, anche illustri, ottenendo come risultato quello di entrare ed uscire dal carcere, essere internato per 11 anni nel manicomio criminale per poi essere freddato da un sicario, non appena tornato in libertà, con 5 colpi di pistola. Dopo il non convincente La vita come viene, Incerti prende in mano un soggetto scomodo (rielaborato da Heidrun Schleef e adattato per lo schermo con la collaborazione dello stesso Parlagreco) e riporta a livelli quasi dimenticati il cinema di denuncia sociale, con tanto di "epigrafe" finale firmata Giovanni Falcone. La famiglia - ben rappresentata dal dolore di madre (Bonaiuto) e sorella - e "la Famiglia" (lo zio Tony Sperandeo che, di fatto, lo trasforma da giovanissimo in "uomo d'onore" per poi convincerlo a dirsi pazzo dopo le deposizioni) - diventano microcosmi quasi sovrapposti e concatenati, dove il tessuto quotidiano e la speranza di una realtà differente si scontrano su un omertoso e generalizzato modus vivendi: "meglio che la gente continui a crederti fuori di testa piuttosto che credibile reo confesso". Convincente David Coco in un ruolo delicato e a rischio di incontrollabili eccessi, struggente la bellissima Jardinu cantata sui titoli di coda da Barbara Eramo.

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
L'uomo di vetro
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-18 08:00:21
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Leggi di coscienza

L'uomo di vetro porta alla luce la vera storia di Leonardo Vitale, il primo pentito di mafia che, ribellandosi ad un regime di omertà senza confini, decise di confessare le proprie colpe e raccontare tutto ciò che sapeva in riferimento alla malavita. La scelta, difficile e non priva di conseguenze, lo portò a trascorrere gli ultimi anni della propria esistenza all'interno di una prigione che ormai, più che il suo corpo, segregava la sua mente, uscita distrutta dalla vicenda, fino al giorno in cui la mafia decise di fargli saldare il debito che egli aveva contratto, nell'unico modo che esisteva.

La pellicola parte bene, mostrando subito di voler accompagnare lo spettatore attraverso un percorso intellettuale ben congeniato, che si sviluppa attorno ad una tematica difficile, socialmente complessa e purtroppo parte della nostra collettività e quotidianità. Le riflessioni che ognuno potrà porre in essere, durante e a fine film, non riguarderanno solo l'onestà, il rispetto della libertà umana e il miglioramento di uno stato sociale che ha portato un individuo a considerare prima il male e poi il bene come risorse per un riscatto personale, speranze e idee legate alla riabilitazione della propria coscienza e allo sviluppo di un modo di pensare che non fosse più legato a dei confini, ma che potesse mettere in evidenza la voglia di conquistare una salvezza sia pur soltanto spirituale e pragmatica, a giochi ormai conclusi.

Commento

Il regista Stefano Incerti, raccontando tutte le alchimie del potere basate sulla forza generata dalla paura, governate dal male e dall'istinto di sopravvivenza, non contravviene alla negazione della verità e dei diritti umani, ma, anzi, accoglie e scommette sui sentimenti e sulle emozioni che su quei fatti scaturirono, non precludendo alcuna reazione al pubblico. Tutti gli avvenimenti narrati risultano ben inseriti in un sistema ben strutturato da una trama dotata di buon ritmo e in grado di fornire sempre quel coinvolgimento e quell'attenzione che solo un progetto di spessore riesce a dare, combinando al suo interno significati importanti e capacità interpretative senza dubbio pregevoli.

Il film risulta quindi apprezzabile da tutti, anche come modello sociale in cui ogni spettatore potrà fare delle considerazioni sul proprio percorso di vita e di libertà, attraverso la particolare battaglia ideologica e sociale che porta un prodotto come questo a divenire uno strumento per raggiungere dei traguardi spirituali e civili che spesso le pellicole evitano per lanciarsi in conclusioni più scontate e marginali. Consapevole dell'importanza del tema trattato e della sfida che inconsciamente ci viene proposta, ognuno realizzerà le proprie considerazioni ricordando sempre in ultima analisi che la storia raccontata è vera e non solo rappresentata con elementi di finzione, dalla ricerca di un protagonista molto convincente nel ruolo di Vitale, fino ad arrivare alla ricostruzione degli ambienti dell'epoca.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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