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"Se anche nella descrizione della corruzione di Memphis, Coppola è parso volersi ricordare di uno dei suoi 'Padrini', in verità non ha creduto molto a questo personaggio - già alla base credibile a stento, e ha persino fatto ricorso a una voce narrante per illustrare e spiegare quello che, nel testo, in partenza, gli sembrava poco chiaro e ha finito invece per impantanarsi in una storia che procede a sbalzi, disarticolata, molto più zeppa di parole che non di fatti. Non vincendo neanche con l'interpretazione del protagonista (uno scialbo, poco noto Matt Damon) e limitandosi a regalarci solo qualche colorita figura secondaria, dai 'cattivi', interpretati da Mickey Rourke e da Jon Voight, a un 'buono' simpatico con la faccia di Danny De Vito: ma bastano per una 'firma d'autore'?" (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 gennaio 1998)
"La stranezza del film - e la cosa che lo rende particolare - è il realismo quotidianamente drammatico della sua trama: non ci sono complotti eccezionali, dietro questo court-room drama, non ci sono macchinazioni diaboliche, salvo quella cinicamente organizzata ai danni dei poveri e dei malati dalla grande società di assicurazioni. Se Coppola avesse puntato di più in questa direzione, e non avesse ceduto alle tentazioni del comico e del 'genere', 'L'uomo della pioggia' sarebbe stato un grande film. Restando invece sostanzialmente fedele alla sua fonte ci dà un thriller atipico, sbilanciato, onesto, malinconico - che finisce con il paradossale addio al mondo e alla professione su cui Grisham, direttamente e indirettamente, ha fatto la sua fortuna." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 31 gennaio 1998)
"Coppola incrocia con sapienza i generi, ma a forza di irrealismo e di humour finisce per dipingere un quadro del tutto realistico e assai allarmante della situazione sanitaria negli Stati Uniti. Per giunta si sa che Grisham, ex-avvocato, non inventa nulla, e i nostri paladini delle privatizzazioni facili farebbero bene a dare un occhiata a 'L'uomo della pioggia'. A tutt'oggi il più originale e spiazzante dei tanti film tratti da Grisham. Aspettando Robert Altman e il suo 'The Gingerbread Man'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 febbraio 1998)
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