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"Si svolge a Napoli, fra camorra e ricevitorie del lotto, Mario Merola e Tarantino, 'L'uomo della fortuna' di Silvia Saraceno, che ironizza sulle disgrazie mafiose e gioca con gli stereotipi della sceneggiatura partenopea". (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 5 maggio 2000)
"Un tentativo onesto di ridere delle disgrazie mafiose e non lavorative dando letteralmente i numeri, giocando con gli stereotipi della più tipica sceneggiata con simpatica follia, arrischiando molto e sbandando, quindi. Un esordio pieno di difetti che si lasciano scivolare via. E nutrito dell'efficace presenza di Burt Young e di un Enzo Cannavale che, dal cinema, avrebbe diritto di chiedere di più". (Aldo Fittante, Film Tv)
"Dopo 'Svegliati Ned' e prima del 'Grande botto', ecco un altro film che prende spunto dalla febbre del Lotto per raccontare qualcos'altro: le giravolte del Caso, le ansie di fine Millennio, la metafora del Gioco. Si chiama 'L'uomo della fortuna' e lo firma la giovane torinese Silvia Saraceno: cineasta esordiente - con laurea in Scienze Sociali a Parigi - che s'è fatta le ossa lavorando alla Rai per Minoli e Dandini. Purtroppo la provenienza televisiva si avverte, nonostante la smaltata fotografia di Fabio Cianchetti e la presenza in veste di boss camorrista di quel Burt Young che abbiamo appena visto accanto a Hugh Grant, in un ruolo molto simile, nella commedia 'Mickey Occhi Blu' ". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 19 marzo 2000)
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