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L'esposizione di nudità e l'illustrazione sessuale sono ormai un genere, le relative immagini si vedono e rivedono in edicola, nelle videocassette, sulle copertine dei settimanali, nottetempo pure alle tv. Non bastano più a se stesse, non sono più trasgressive: e ne "L'uomo che guarda" appaiono debolmente pretestuose le lezioncine su voyeurismo e scopofilìa, la storia della rivalità tra un padre vincente, brutale, sessualmente vorace e un figlio perdente, intellettuale, portato alla contemplazione più che all'azione. Katarina Vasilissa è una bella bionda sul genere di Valeria Marini, Francesco Casale è invece del tipo Barbareschi; Franco Branciaroli è del tutto inattendibile come anziano padre. (La Stampa, Lietta Tornabuoni, 5/2/94)
Da qualche anno, Brass fa sempre lo stesso film, indossando con narcisistica debolezza i panni del porcellone con la creatività in mezzo alle gambe. Ormai sembra quasi un vezzo intellettuale che asseconda un imperativo del mercato, ma dispiace lo stesso che un talento visivo così acuto e personale si disperda nella fabbricazione di questi filmetti a prova di stroncatura. Tra fondali di cartapesta, stravaganze architettoniche (quell'"occhio" composto dalla tromba delle scale) e giarrettiere d'ogni foggia, il feticismo erotico di Brass si trasforma in un priapismo strabico che fa solo sorridere. (L'Unità, Michele Anselmi, 5/2/94)
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