Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"Paul Auster nasce come scrittore ma il cinema lo appassiona: prima sceneggiatore di 'Smoke', poi co-regista di 'Blue in the Face', ora regista in proprio di una storia da lui anche scritta e sceneggiata. Sulla storia Auster dice che affronta 'il binomio amore-morte e per questo ho scelto come riferimento un classico come 'Il vaso di Pandora'. Nel film ci sono molte altre cose: c'è la musica, il jazz, c'è un protagonista che all'inizio della storia è 'mutilato' fisicamente ed emotivamente e che alla fine ritrova il vero se stesso... e c'è la magia, in senso ironico e allusivo'. A dire il vero, si fa un po' di fatica a rintracciare tutte queste cose in un copione che procede in maniera farraginosa tra sbalzi e inciampi narrativi. Si può dire che si tratta di un thriller metafisico, una metafora sui destini dell'uomo, sulle colpe con le quali bisogna confrontarsi, sul giudice che sempre ci osserva. Sullo sfondo di New York città della solitudine, il protagonista diventa il prototipo dell'uomo che si muove in stato di incoscienza, stretto in un processo di distacco dalla realtà concreta: la pietra filosofale del vivere fa scoprire l'amore ma, insieme, ne procura la perdita. Temi grossi, ma anche parecchia confusione e molto disordine. La conclusione è che il film si muove a corrente alternata, sia negli spunti sia nel modo di proporli." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 128, 1999)
Copyright © Cinematografo 2006.