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"'L'ultimo samurai' sposa il tradizionalismo anche sul piano formale, riducendo le scene a un catalogo di tutti i cliché dell'epoca grandiosa e adottando una regia, accademica, magniloquente, efficace nelle scene di battaglia ma languente nella parte centrale (...). Per non dire delle sequenze al rallentatore, dove il protagonista rivede alcuni episodi alla moviola, come nelle trasmissioni sportive della tv. Se Tom Cruise si cala nella parte del tormentato capitano con atletico stoicismo, in quella del samurai ribelle il collega nipponico Ken Watanabe fa mostra di un carisma d'inferno, scippandogli tutte le scene in cui compaiono assieme. Per la cronaca, i fotogenici paesaggi 'nipponici' del film si trovano, in realtà, in Nuova Zelanda." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 gennaio 2004)
"L'aggettivo 'ultimo', come si constata sfogliando i repertori di Mereghetti o Morandini, ricorre di continuo nella titolazione dei western: 'L'ultimo Apache', 'L'ultimo Buscadero', 'L'ultimo eroe del West', 'L'ultimo fuorilegge'. Per anni celebrando il tramonto di un genere glorioso, il cinema ha intonato l'elegia funebre della Frontiera. E non a caso si diceva che l'aspirazione di ogni regista americano era quella di fare l'ultimo di tutti i western. Sarei tentato di dire che Zwick ci è davvero riuscito in un sontuoso e suggestivo travestimento orientale. Appena incrinato da un finale consolatorio, il film fonde trasparenza e grandiosità nell'evocare l'epopea di coloro che si lanciarono all'arma bianca nelle estreme cariche contro i cannoni. Il declino dell'era della spada era anche il tema di Olmi in 'Il mestiere delle armi', ma qui i modelli sono Eisenstein e Olivier. Superba sul piano acrobatico quanto su quello interiore la prova di Tom Cruise, e bene gli altri: Ken Watanabe, Timothy Spall e la bella Koyuki, protagonista di un sommesso idillio". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 11 gennaio 2004)
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