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L'Ultimo Pulcinella Recensione

"L'ultimo Pulcinella" recensioni

Scheda Film
L'ultimo Pulcinella
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-13 10:01:07
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Gli artisti non hanno patria

Michelangelo (Massimo Ranieri) è un artista di strada in una Napoli dimentica ormai della tradizione popolare. Quando il figlio Francesco (Domenico Balsamo) parte per Parigi, lui decide di seguirlo e, con la collaborazione del vecchio amico Jean Paul (Jean Sorel), ripristina un vecchio teatro, selezionando gli amici di Francesco per formare una compagnia. Lo spettacolo di Pulcinella, figura drammatica ma vitale, è alle porte ma fuori infuriano i disordini delle banlieu parigine…

"Si può campare in questo modo?"

Esce in sordina, senza clamore pubblicitario, l'ultima fatica di Maurizio Scaparro, L'ultimo Pulcinella, sedicesima collaborazione in sedici anni con l'attore Massimo Ranieri: sodalizio produttivo e simbolo di un'amicizia fruttuosa.

Un prodotto che può vantare un passato collaudato di spettacolo teatrale, una presente ambizione cinematografica (non del tutto giustificata) e un prevedibile futuro in prima serata sulle reti nazionali. La realizzazione, infatti, sembra spingere verso il solito iter di tante fiction televisive nostrane, pensate in due puntate, quasi fossero già ideate per il passaggio sul piccolo schermo.

Sono troppo pochi i punti a favore di questa storia 'popolare” per pronosticare un successo in sala del film. Il più lampante e visibile agli occhi dello spettatore è certamente la grande presenza scenica di Massimo Ranieri, perfetta fusione tra cantante e attore, il 'cantattore”, come ama definirsi. Il suo curriculum parla per lui, ma ancora una volta emerge una grande prova attoriale, intrisa di passione per la maschera (e la canzone) napoletana unita alla gestualità di un'azione ora sofferente ora spensierata, potente tramite spirituale e essenziale tra palcoscenico e platea.

Purtroppo non è aiutato da una trama scarna, troppo alla ricerca di una realtà narrata in fretta, quasi scomoda: ma allora perché raccontare proprio le banlieu parigine? Perché cadere nella falsa retorica (elemento imperante nella fiction all'italiana) che vede la canzone napoletana assurgere per sedare le rivolte delle periferie di Parigi? L'inverosimile prende il sopravvento e il risultato è fatalmente compromesso.

Un'ambientazione, dunque, funzionale e disfunzionale allo stesso tempo, forse un po' troppo pretenziosa, che nasconde in sé una denuncia, nemmeno troppo velata, di un disagio crescente per la situazione della cultura (e della considerazione della stessa) in Italia: uno 'stato delle cose” che non sembra lasciare altra scelta che la fuga all'estero, per trovare nuove possibilità espressive e di diffusione dell'arte.

Al di là di una carrellata di successi strappalacrime della canzone melodica napoletana, è un buono spettacolo teatrale che sarebbe dovuto rimanere tale, confinato negli spazi più consoni di un palcoscenico. Neanche scomodare Roberto Rossellini (la storia è, infatti, liberamente ispirata a un soggetto inedito del maestro) gioverebbe alla causa de L'ultimo Pulcinella.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
L'Ultimo Pulcinella
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-06-10 04:26:43
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Un film per sognare il teatro. Un teatro per fare un film. Un grande cantante e attore napoletano, Massimo Ranieri, per dire che Napoli e l'Italia continueranno a esistere solo finche saranno luoghi dell'anima. Anche per chi magari non vi ha mai messo piede. Scritto con il compianto Rafael Azcona e con Diego De Silva, 'L'ultimo Pulcinella' di Maurizio Scaparro comincia con una maestosa ripresa aerea che scende da un totale della citta giù giù dentro Spaccanapoli (...) 'L'ultimo Pulcinella' non e un capolavoro. È slegato, fin troppo poetico, emoziona davvero solo quando Ranieri canta, o magari consola in silenzio quel figlio spaventato (c'e la camorra dietro la sua fuga). Ma nasce da un'inquietudine autentica. E tutt'altro che privata." (Fabio Ferzettti, 'Il Messaggero', 1 novembre 2008) "Prima inquadratura, il Vesuvio. Non ci sono stereotipi, ma e come andare al mercato dell'antiquariato. Film vintage dove Ranieri recupera figlio, moglie e lavoro." (Valerio Cappelli, 'Corriere della Sera', 1 novembre 2008) "Un elogio delle virtù del teatro moralmente elevato e pieno di facce famigliari, con una taumaturgica nota di ottimismo della volonta in tempi scettici verso l'arte. Le citazioni pescano da entrambi i repertori (Eduardo e Carne): ma più che di cinema, si tratta di teatro fotografato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 marzo 2009) "Quando Ranieri canta, tremano le vene ai polsi. Basterebbe questo ma c'e di più: cos'e quel sogno che possiamo vivere anche nella realta più degradata? L'arte. Proprio come insegnava un certo Pulcinella." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 marzo 2009) "Avvertenza obbligatoria: in questa stagione si e visto sicuramente di molto peggio. 'L'ultimo Pulcinella', diretto dal regista teatrale Maurizio Scaparro, tornato temerariamente al cinema dopo due sfortunati tentativi, un lontano 'Don Chisciotte' e un recente 'Amerika', e un appassionato, più che un appassionante, omaggio al palcoscenico, multietnico, secondo l'apprezzabile nuovo corso della democrazia. Però, come costume dell'ostinato autore, che ha scritto (in societa) anche soggetto e sceneggiatura, e teatro, mica cinema. Comune sia il film (?) un pregio indiscutibile ce l'ha, la durata telegrafica: meno di un'ora e mezzo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 marzo 2009) "Maurizio Scaparro ha tratto 'L'ultimo Pulcinella' da un fortunatissimo spettacolo teatrale che si ispira, a sua volta, a un vecchio soggetto cinematografico del grande Roberto Rossellini. Il film zoppica un poco nella parte centrale (soprattutto nella descrizione del milieu universitario parigino, e nel personaggio un po' oleografico della vecchia attrice pazza interpretata da Adriana Asti) ma si innalza nel finale, nella preparazione dello spettacolo con i ragazzi multicolori della banlieue. Dove impazzano le musiche di Mauro Pagani e trionfa il talento di Massimo Ranieri, uno dei più straordinari show-man che cinema, teatro e canzone italiani abbiano mai avuto." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 13 marzo 2009) "Il biglietto da visita del Ranieri per tutti, uno e trino, potrebbe essere proprio 'L'ultimo Pulcinella': un piccolo film schietto e sotto certi aspetti esile che lascia tuttavia un retrogusto duraturo. Soprattutto quando si rinchiude nel cuore della vicenda, quel palcoscenico degradato di Parigi dove in una mescolanza da Orchestra di Piazza Vittorio si rinnova fra gente d'ogni colore e provenienza il mito di «les italiens». il protagonista recita, canta e comunica con una passione antropologica che contraddice il titolo. Di fronte al suo travolgente Pulcinella come si fa a pensare che sia l'ultimo? Si conclude piuttosto che, nato nel '600, e destinato a sopravvivere almeno per altri quattrocento anni." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 13 marzo 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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