Nel 1908 a Pechino nella città proibita, l'anziana Imperatrice vedova, prossima a morire, si fa portare Pu-Yi, un fanciullo di tre anni, strappandolo alla madre e lo designa suo successore. Ultimo della dinastia Ching passerà la sua infanzia nella mitica Città, signore e padrone assoluto di uno sterminato Impero. Nel 1912, Sun-Yat-Sen proclama la Repubblica, ma il fanciullo resta là come un simbolo, prigioniero ma onorato (e inoffensivo). Successivamente, divenuto adulto va a vivere in un'altra città del Paese con le due mogli, l'istitutore scozzese Sir Reginald Johnston e alcuni fedeli, in un esilio dorato, che lo vede anche in Occidente. Poi la volontà di governare prende il sopravvento e lo spinge a compromessi: avendo nel frattempo il Giappone, spinto da mire espansionistiche, invaso e occupato la Manciuria, terra natia di Pu-Yi, questi sale sul trono di tale regione, ribattezzata Manciukuo, destinato al ruolo di re fantoccio, collaborando con Tokio, che ne condiziona a fini bellici l'effettivo potere. Finita la guerra e caduto in mano sovietica Pu-Yi trascorre, dopo la seconda guerra mondiale cinque anni in Siberia; poi nel 1949 la Cina di Mao ne chiede il rimpatrio come criminale di guerra. Dopo un decennio di rieducazione politica, l'ex Imperatore viene rilasciato dal campo in cui, con molti altri, è stato confinato: ora è un uomo comune, ha riconosciuto le sue colpe (reali o presunte) e lavora da umile giardiniere nell'orto botanico di Pechino. E nel 1967, nel momento in cui coloro che lo hanno rieducato proveranno gli insulti e le vessazioni della rivoluzione culturale Pu-Yi muore.
Note
- PREMI: 9 OSCAR: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR SONORO, MIGLIOR COLONNA SONORA, MIGLIORI COSTUMI, MIGLIOR MONTAGGIO (1987); NASTRO D' ARGENTO: MIGLIOR REGIA; 8 DAVID DI DONATELLO (1988) - MIGLIOR REGIA (BERNARDO BERTOLUCCI), MIGLIOR FILM (BERNARDO BERTOLUCCI), MIGLIORE SCENEGGIATURA (MARK PEPLOE E BERNARDO BERTOLUCCI), MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (PETER O'TOOLE), MIGLIORE SCENOGRAFIA (BRUNO CESARI,OSVALDO DESIDERI E FERDINANDO SCARFIOTTI), MIGLIOR MONTAGGIO (GABRIELLA CRISTIANI), MIGLIORE FOTOGRAFIA (VITTORIO STORARO), MIGLIORE COSTUMISTA (JAMES ACHESON E UGO PERICOLI) MIGLIORE PRODUZIONE (FRANCO GIOVALE', JEREMY THOMAS E JOYCE HERLIHY); GRAMMY AWARDS - BEST SOUNDTRACK (1988).
