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Per niente intimidito dal nome di Grisham, il 43enne James Foley, più brillante in altre occasioni (A distanza ravvicinata, Americani), sfrutta solo a metà lo spunto del condannato odioso e indifendibile. Ma sono impressionanti Gene Hackman, il verismo della sua interpretazione, la sua fine nella camera a gas. Ovvero la dimensione familiare di questa tragedia che nulla abbellisce e consola (nella piccola parte della zia che ha cambiato nome, e che il nipote usa contro il nonno, riappare Faye Dunaway, deturpata dai chirurghi e dal tempo). (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 2/6/1997)
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