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"Al fondo della vicenda un film buonista, tranquillo, troppo borghese per scuotere le coscienze e stridere con i luoghi comuni. Se sul versante del contenuto e della storia non si è giocata fino in fondo la carta della sperimentazione, su quello della tecnica la si è giocata, ma in modo scorretto. Ci sono eccessive e stanche citazioni del cinema d'avanguardia. Il montaggio serrato, frenetico non è riuscito nell'intento, ma forse l'autore ambisce eguagliare e trasferire in abito cinematografico la tecnica di montaggio letteraria definita cut-up e partorita dalla geniale penna di W. Burroughs. C'è un uso eccessivo, a nostro parere, delle riprese fuori centro e a mano di tipo documentaristico che finiscono per stridere con il contenuto già 'randagio' della vicenda narrata. Insomma un piccolo pasticcio in cui principale occupazione di Neal Cassady sembra essere quella di correre dietro alle gonnelle delle adolescenti, giocare a biliardo tutto il giorno, e sgobbare durante la notte in uno stabilimento di pneumatici usati, filosofeggiando con i colleghi di lavoro sul destino della vita, sulle tragedie, che, volute o no, accadono a ogni uomo sulla terra. Un film in certi momenti anche divertente, a tratti forse eccessivamente leccato e 'carino', ma che con Kerouac, la beat generation e una complessa e sofferta generazione letteraria ha poco o nulla da spartire". (Massimiliano Forconi, 'Film')
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