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"'L'ultima scena', ovvero l'ultima sceneggiata, non è soltanto un elegiaco omaggio al teatro. Necessità, cioè basso costo, fa virtù per Nino Russo, che ha un'idea precisa di cinema. Ha ideato un'azione che, rispettando le classiche unità aristoteliche, si svolge in un teatro di Napoli, dove un anziano capocomico sta curando la prova generale di una sceneggiata. Arriva un anziano impiegato comunale di Acerra che vorrebbe proporre al regista un suo copione e, con un espediente antico come il teatro, è scambiato dall'altro per un famoso critico in incognito. A mo' di tormentone quell'equivoco regge quasi tutta l'azione, che si svolge in platea e che s'alterna con quella che si recita sul palcoscenico. Il duetto malinconico Caprioli-Giuffré è tutto godibile. Questo continuo scambio tra platea e palcoscenico, verità e finzione, realtà e illusione è governato da Russo con soffice sagacia e sfocia in un geniale colpo di scena." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 8 Giugno 1989)
"Il merito va, naturalmente, al regista che, tra l'altro, ha saputo tenere a bada le cialtronerie patriottiche tutto compreso com'era nel suo triplice salto mortale storico-culturale (Ruoli, Rapporti, Identità). Non mancano i flash divertenti, sebbene Russo risulti davvero convincente quando non si abbandona alle predicuzze anti-telefilm o ai discorsetti sotto metafora. Del resto, un filmino così onestamente vetero potrebbe sopravvivere solo al traino di una società-spettacolo particolarmente florida, competitiva e magnanima." ('Il Mattino', 6 Dicembre 1988)
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