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"Forse poteva essere un modo come un altro di fare del romanticismo spicciolo se il racconto oltre che privo di logica nei suoi sviluppi, non fosse costruito con tanta sprovvedutezza, meno che cinematoriale. Fatta salva la fotografia di Luciano Tovoli e riconosciuto lo sforzo del provetto montatore Ruggero Mastroianni di mettere assieme un'inquadratura dietro l'altra, il risultato è comunque desolante. Basta osservare l'impiccio degli interpreti abbandonati a loro stessi. Benché avessimo sempre dubitato delle doti effettive di Christopher Lambert (chi ha visto 'I love You' e 'Il siciliano' ne sa qualcosa), qui egli adotta una tetraggine che dilaga nel ridicolo. E come pesce fuor d'acqua si muove Diane Lane, che non ha certo trovato in Charles Finch un altro Coppola." (Leonardo Autera, 'Il Corriere della Sera', 1 Maggio 1988)
"Una favoletta. Che l'esordiente Charles Finch, figlio dell'attore inglese Peter Finch, ha portato sullo schermo metà con l'occhio un po' incantato di chi crede ancora nelle favole-apparizioni, luci misteriose, temporali allusivi, metà tentando di fare anche un po' della cronaca realistica: con quel cantante rock in crisi, con un villaggetto sul mare che sa un po' di Sardegna e un po' di Costa Brava, con qualche personaggio di contorno che sembra riproporre gli intrecci soliti dei film con musicisti al centro, assediati da manager esosi e da amici più o meno interessati. (…)Gli interpreti sono Christopher Lambert, sempre con una barba di tre giorni, torvo, allucinato e, quando serve, innamoratissimo. Con tanta disperazione nello sguardo. Diane Lane è il genio al femminile che nell'ultima scena assumerà un aspetto concretissimo e reale. Una bella ragazzotta, con poche espressioni, però. Di sfondo c'è anche Francesco Quinn, figlio di Anthony. Gli somiglia, ma con una curiosa faccia spagnola. Per ora si limita a questo. Vedremo in seguito." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 Maggio 1988)
"Kitsch, surreale o volutamente ingenuo che sia, 'Love Dream' si lascia cullare dall'inconsistenza effimera della storia affidandosi al carisma soprattutto fisico dei protagonisti (oltre a Lambert, la Diane Lane di Cotton Club) le cui recitazioni 'intimiste' stridono non poco con i toni fantastici della vicenda. La regia di Charles Finch, grazie anche alla buona fotografia di Luciano Tovoli, predilige squarci di luoghi naturali e inventa castelli di sabbia, sorgenti che zampillano dal verde, fiori e candele nella notte. Un po' pochino per un esordiente sponsorizzato da Anchille Manzotti. Un po' troppo per spettatori già vaccinati al videoclip e ai patinati sogni infranti d'amore." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 13 Maggio 1988)
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