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Dalle note di regia: "Peccato che le vie del Signore restino imperscrutabili. Lourdes e un luogo in cui si afferma l'esistenza del miracolo, un luogo che e sinonimo di speranza, di conforto e di guarigione per i moribondi e i disperati. Eppure, la speranza che alle soglie della morte tutto possa ancora risolversi sembra assurda quando la vita arriva alle sue battute finali. Lourdes e lo sfondo in cui si svolge questa commedia umana." "L'obiettivo della regista non si fissa solo su di lei: dedica altrettanto spazio e tempo alle giovani accompagnatrici dell'Ordine di Malta, agli altri malati, alle piccole ritualita quotidiane che scandiscono i giorni di permanenza al santuario. E lo fa con un occhio che sarebbe fuori luogo chiamare laico ma che e certamente oggettivo ed equidistante da spiritualita e scetticismo. Se scatta il sorriso e perche quello che si vede può essere letto anche in maniera ironica ma tutto potrebbe offrirsi anche a una lettura opposta. Proprio come succede alla protagonista quando viene «miracolata»: e lei la prima ad avere dei dubbi, a temere per una possibile recrudescenza della paralisi, a subire gli sguardi invidiosi degli altri malati. In questo modo il film racconta sì un miracolo ma evita in tutti i modi di spiegarlo (la protagonista non sembra neppure particolarmente credente) facendo tornare alla mente quello spirito dissacrante ma insieme ambiguo e un po' sorpreso che Buñuel aveva portato a vette eccelse e che Jessica Hausner sembra in grado di ritrovare di nuovo." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', '5 settembre 2009) "Un impossibile incrocio fra Dreyer e Tati che osserva con delicata ironia il mondo del santuario e i sogni e i riti che in esso si compiono. (...) Così, alternando scene drammatiche a momenti buffi, la giovane regista austriaca porta la sua protagonista in sedia a rotelle (la bravissima Sylvie Testud) verso un epilogo necessariamente aperto. Che contempla anche l'attrazione per un volontario dell'ordine di Malta molto apprezzato gia dalle infermiere (Bruno Todeschini), su cui la Testud osa poggiare gli occhi rimettendo in discussione ruoli e gerarchie, aspettative e valori. I più colti apprezzeranno la levita del tocco unita alla densita delle implicazioni teologiche. E la felice disinvoltura con cui il cinema di questi anni continua ad annettersi zone e esperienze su cui fino a non molto tempo fa pesava un ferreo interdetto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 05 settembre 2009) "Più coinvolgente 'Lourdes' dell'austriaca Jesse Hausner che ha un pregevole inizio documentaristico dove la regista dimostra sensibilita e distacco. Ma poi il reportage, che inscena un miracolo o un finto miracolo, ubbidisce a certi risvolti narrativi poco o nulla convincenti. E si ha la sensazione di essere davanti a una bella occasione sprecata."(Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 05 settembre 2009) "'Lourdes' e stato ideato e girato dalla viennese Jessica Hausner in occasione dei centocinquant'anni delle apparizioni mariane nella cittadina francese. Un racconto condotto con eccezionale abilita tra fideismo e blasfemia, documentarismo iper-oggettivo e suspense enigmatica, in apparenza freddo, asettico resoconto del pellegrinaggio di una ragazza paraplegica francese, ma in realta sottilissima, poliedrica trasfigurazione del Dubbio Primario palleggiato tra credenti e laici. Le guarigioni che come lampi abbaglianti squarciano il muro di quotidiana mestizia e contrizione di masse sterminate e sventurate sono miracoli, fenomeni naturali o truffe organizzate da un agghiacciante congegno ecclesiastico-turistico? Delicatissimo nel suo linguaggio come sospeso sulla minaccia (positiva o negativa, fa lo stesso) dell'evento, 'Lourdes' e finora il migliore film visto a Venezia. Chissa come rimarranno male, peraltro, gli habitues della scazzottata politico-filmica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 05 settembre 2009) "La Hausner evita i toni corrosivi, della miscredenza come quelli enfatici del devoto. Adotta un'angolazione da documentario per presentare il contrasto tra fede (o almeno l'estrema speranza) dei malati e il mercato intorno al Santuario; non risparmia dettagli delle malattie, ma vi affianca la voglia di vivere di un'infermiera che e ancora solo una ragazzina. Mostra insomma personaggi verosimili divisi dall'avere gia o dal non aver ancora paura." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 05 settembre 2009) "Girato da una bravissima regista austriaca, 'Lourdes' forse parla di fede o forse no. Non riusciamo però a ricordare un film più crudele." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 05 settembre 2009) "Il problema e che il miracolo messo in scena da Hausner suscita reazioni contrastanti: l'invidia di altri malati, il contrappasso rappresentato nella suora probabilmente in chemioterapia che cade in coma, l'amore di un aitante volontario della croce di Malta (Bruno Todeschini). Fino ad un finale raggelante che sarebbe delittuoso raccontare, ma che ripropone in un loop filosofico esistenziale infinito il cosiddetto "mistero della fede". «Arrivare a Lourdes e scioccante: centinaia e centinaia di barelle, persone speranzose di guarire», racconta Gerard Liebman che nel film interpreta padre Nigl, «una sensazione di commozione che si fa ambivalente appena ti accorgi dell'indotto, di questa sorta di Disneyland cattolica che sfrutta la speranza e la fede dei malati». Caratteristica peculiare di Lourdes, però, e il distacco nello sguardo adottato da Hausner rispetto al palpitare della fede (altrui), riportandola sullo schermo senza mai sottolineare, additare, sfottere: «Ho cercato di creare distanza da quel che racconto, immaginando di essere un viaggiatore giapponese che guarda quello che succede: i diversi aspetti della guarigione miracolosa, le preghiere a Dio, la speranza che il miracolo sfiori qualcuno, quando invece i piani di Dio sono incomprensibili e ti accorgi di essere solo nell'universo. Spero che l'ambivalenza del miracolo, il fatto che non si possa sapere per quale motivo avviene e se durera, possa suscitare nel mondo cattolico un dibattito aperto»." (Davide Turrini, 'Liberazione', 05 settembre 2009) "Hausner filma con misura, tra l'altro e abbastanza difficile entrare nei luoghi di Lourdes con una macchina da presa, infatti ci sono voluti mesi di preparazione. Filma l'attesa, le tappe obbligate, quel momento collettivo in cui gli attori si confondono coi malati veri. Non distorce anzi e quasi realista, luce e folla da se declinano l'incubo di uno stordimento Lourdes e un luogo crudele, il miracolo non arriva mai, la sua mitologia e piena di miracoli passeggeri, di guarigoni date e poi tolte da un dio beffardo, tutto il contrario di quanto la fede lo vorrebbe, buono e eterno. Ma pensare il film di Jessica Hausner - in gara - come una riflessione sul cattolicesimo e limitante. 'Lourdes' e piuttosto un teatro della vita, coi suoi ineffabili casi di felicita conquistate e perdute, epifanie di benessere che svaniscono senza ragioni, e la giusta ironia. Perche io e non lei. E vale per il dolore e per il miracolo. Perche esistono i ricchi e i poveri dice il prete, ma allora Dio non e buono e giusto commentano le signore. Si parla di fede, certamente, e dei suoi misteri obbligati ma dentro alla vita, al quotidiano equilibrio precario dell'esistenza, alle sua altalene di imprevisti, felici o tragici, senza spiegazione. Un mistero. O una scommessa come la felicita, che vale quanto una canzonetta." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 05 settembre 2009)
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