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L'Ospite d'Inverno Recensione

"L'Ospite d'Inverno" recensioni

Film
L'Ospite d'Inverno
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-03-04 04:02:12
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Con 'L'ospite d'inverno' la giuria dell'ultima Mostra di Venezia ha perso l'occasione di entrare nel Guinness dei primati laureando, per la prima volta nella storia dei festival, madre e figlia nello stesso film. E sarebbe stato un riconoscimento ben meritato: madre e figlia anche sullo schermo nell'esordio registico dell'attore Alan Rickman, la veterana Phyllida Law ed Emma Thompson sono infatti due mostri di bravura con l'aggiunta di un accattivante pizzico di psicodramma. Tratto da una commedia di Sharman Macdonald, il film denuncia ogni tanto la propria origine teatrale, pur se interamente trasportato nel gelido e suggestivo paesaggio della Scozia occidentale: strade nevose, solicello pallido, mare coperto da una lastra di ghiaccio che metaforicamente allude alla precarietà e ai rischi dei destini umani.(...) Se il regista si fosse limitato a raccontare la situazione della madre e della figlia, l'operina si risolverebbe in un film da ricordare. Ma ci voleva più coraggio; e meno zucchero nel commento musicale". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 10 gennaio 1998) "'L'ospite d'inverno' non può, ovviamente, prescindere (né riesce a svincolarsi) dall'interpretazione ammiccante di Phyllida Law e Emma Thompson, madre e figlia nella vita come nella finzione, che amorevolmente gareggiano in misurati ma palpabili narcisismi. Al di là di questo il film - niente affatto possente né tantomeno equilibrato - adora soffermarsi sui sussurri, i sussulti, le pause, i vuoti, gli sguardi, gli smarrimenti e gli evanescenti guizzi d'un racconto impressionista che dà il meglio di sé quando non premedita, quando si lascia andare ad una malinconica, patetica rappresentazione del tempo che fugge verso una tragica, conciliante e irreparabile assuefazione al vivere." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 22 gennaio 1998) "L'interesse del film, e della storia su cui si costruisce, è soprattutto in questo rapporto che Sharman MacDonald, autrice anche della sceneggiatura, ha costruito in modo fine, con molta attenzione per le psicologie, le ellissi, le allusioni. il non detto. Coadiuvata, con sensibilità quasi analoga, da Alan Rickman, regista che, dopo essersi fatto apprezzare come interprete numero due in film quali 'Robin Hood principe dei ladri' a fianco di Kevin Costner, e in 'Ragione e sentimento', sempre con Emma Thompson, qui, pur indulgendo abbastanza agli schemi del teatro, riesce a dar forza ai personaggi delle due donne con incisività sufficiente, in cornici scozzesi particolarmente pittoresche. Più deboli, invece, e troppo visibilmente legate al palcoscenico, anche dal punto di vista della regia, le altre tre storie, non sempre neanche molto plausibili e salde, oltre che nei ritmi narrativi, sul piano psicologico. A far la forza del film, comunque, bastano i momenti tesi e non di rado incandescenti in cui madre e figlia si fanno in primo piano: anche perché Phillida Law ed Emma Thompson guerreggiano in famiglia per dimostrare chi è più brava. Mettendo in difficoltà qualsiasi giuria che fosse chiamata a deciderlo". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 gennaio 1998)

Copyright © Cinematografo 2008.



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