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"L'orecchio dei Whit è la versione texana dei drammi sul Sud, da Faulkner a Williams: famiglie scollate, sensualità repressa, nidi di vipere nascoste nel ranch. Però ha anche accensioni visionarie che fanno un film compiuto. William Blake Herron è un regista vero, e questo suo esordio merita assolutamente una visita. Nella squadra degli attori spicca Joanne Whalley, che partita da ruoli da vamp arriva a disegnare una zia Miranda di potente, doloroso erotismo. Ma la vera sorpresa è Robert Patrick: lo riconoscerete subito, era il cyborg cattivo, l'antagonista di Schwarzenegger in 'Terminator 2'. Qui fa un ruolo 'normale', e nonostante quegli occhi chiari e gelidi da robot, risulta incredibilmente umano". (Alberto Crespi, 'L'Unità, 6 maggio 2000) I temi sul tappeto potrebbero facilmente inscriversi in un ideale capitolo faulkneriano. Però lo scheletro drammatico dell' 'Orecchio dei Whit' è rimpolpato con robuste cariche di humour e con un senso di ironia dovuto alla presa di distanza temporale. Herron sostiene che la saga dei Whit è basata su quella della sua stessa famiglia, una 'lunga stirpe di falliti che sognavano di andare oltre le loro capacità'. Un modo come un altro, ma parecchio più divertente della media, di esorcizzare la propria mitologia familiare". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica, 9 maggio 2000)
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